Alla prima mappa delle pagine web La Rupe Magna

La Rupe Magna con la frazione Ravoledo sullo sfondoLa Rupe Magna costituisce un piccolo rilievo isolato tra lo sbocco della Val Grosina e la piana alluvionale dell’Adda.
L’ambiente in cui è inserita può essere considerato di transizione tra il bosco e i coltivi ed è caratterizzato dalla presenza di piante proprie di luoghi più caldi, che qui si sono naturalizzate dato il clima particolarmente secco ed assolato tipico del versante retico. Il suolo è poco profondo se non assente, per cui sopravvivono solo specie poco esigenti come i muschi, alcune graminacee, piante grasse e licheni.
È presente il bosco di castagno, una delle piante maggiormente diffuse nella nostra valle che è stato sostituito alla vegetazione "naturale" per le risorse che offriva alla popolazione: frutti, legname e lettiere per il bestiame.
Ben visibile anche dal fondovalle, l’estensione della superficie nuda della Rupe (84 m di lunghezza per 35 m di larghezza) e la posizione in cui si trova le hanno valso in passato il nome di "balena". Figure presenti sulla Rupe
Si tratta di una grande roccia montonata, la cui forma è stata modellata dal ghiacciaio che, in fase di progressivo scioglimento, scorreva lentamente ma inesorabilmente su di essa trascinando enormi quantità di detriti. Grandi massi dunque avanzavano sotto l’enorme peso del ghiaccio sovrastante imprimendo sulla superficie rocciosa i numerosi solchi lineari, larghi fino a uno-due cm e lunghi anche alcuni metri, ancor oggi visibili là dove la roccia è ripulita dal detrito e dalla copertura vegetale. La Rupe dunque presenta una superficie non particolarmente liscia e regolare, così che la picchiettatura dei graffiti talvolta non risulta facilmente distinguibile.

Coppelle
coppelle

Di colore grigio scuro, attraversata da lenti quarzose, viene descritta come fillade, cioè roccia di composizione argillosa caratterizzata da grana fine o finissima, molto disomogenea e quindi, anche se relativamente tenera, difficilmente lavorabile e lucidabile.
I
trattamenti di pulizia e restauro messi in atto a partire dal 1970 eliminarono i muschi e licheni che l’avevano quasi completamente ricoperta rivelando una superficie su cui erano concentrate centinaia di figure, a testimonianza di un’attività umana protrattasi per millenni in epoca preistorica: si trattava della più grande roccia incisa di tutte le Alpi.

Cavallo
figure
zoomorfe

Reticolo

Antopomorfo
antropomorfi

Spirale
geometrie

Armato
armati

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La scoperta
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Giroldo
Grosio
Grosio

Pagina curata da Debora Besseghini e Alex Pini
Foto Parco Incisioni e R. Della Vite