home A f f r e s c o: tecnica per dipingere i muri che racconta importanti avvenimenti di storia sacra e profana
affresco sulla facciata della chiesa della Bratta (Bianzone): particolareL’affresco è un'antica tecnica di pittura murale con cui si dipingeva sull’intonaco ancora "fresco".
Il pittore utilizzava colori mescolati ad acqua affinché penetrassero meglio nell’intonaco che, asciugando, incorporava i pigmenti colorati fissandoli in modo permanente attraverso una reazione chimica (carbonatazione della calce).
In passato, l’affresco era molto diffuso nella decorazione degli edifici, sia all’interno che all’esterno,
perché questa tecnica garantisce un’ottima resistenza del dipinto nel tempo e alle intemperie: il colore infatti penetra per pochi millimetri nella malta (composta di sabbia, calce e acqua) e asciuga insieme ad essa formando un velo duro e leggermente lucido. L’affresco è una tecnica molto complessa e difficile, perché richiede sicurezza e velocità di esecuzione e non consente ripensamenti: se si sbaglia si deve correggere a secco (cioè coprendo l’errore con la tempera) oppure si è obbligati a rifare una parte dell’intonaco.

L’affresco prevede vari stadi

arricciosinopiaLa parete su cui si dipinge va preparata con cura. Il muro di pietra o di mattoni viene prima ricoperto con un intonaco, chiamato arriccio.
Il bozzetto del disegno viene ingrandito dall’artista in base alla misura definita sul cartone.
Il cartone viene fissato sulla parete premendo una punta metallica lungo le linee del disegno in modo da lasciare un solco nell’intonaco oppure si usa la tecnica dello spolvero. Nello spolvero si praticano dei buchi sul cartone, lungo le linee del disegno, lo si appoggia sull’intonaco e si tampona sui buchi un sacchetto pieno di polvere colorata. Si ottiene così una copia del disegno fatta di punti colorati.
affrescoQuesto disegno preparatorio è chiamato sinopia (dal nome della città turca di Sinope da cui proveniva il pigmento). Sulla sinopia viene applicato l’intonaco bagnato di malta finissima detto anche "tonachino", su cui l’artista dipinge velocemente, procedendo di giorno in giorno per piccole porzioni; da qui il termine "giornate" per indicare le divisioni del dipinto, talvolta visibili sull’affresco finito. L’intonaco secca infatti rapidamente e il pittore è costretto a seguire i tempi di asciugatura.
L’avvento del cemento al posto della calce, insieme all’invenzione dei colori sintetici, ha ridotto fortemente la pratica di questa gloriosa tecnica che, soprattutto in Italia fino al secolo scorso, ha prodotto tanti capolavori.

L’affresco presuppone un lavoro di gruppo

affresco: fasi di realizzazioneManovale e muratore per l’arriccio; garzoni per macinare i pigmenti; allievi per combinare le tinte e per il trasporto a spolvero della sinopia.
Il Maestro ideava il bozzetto, perfezionava i particolari a disegno sul cartone e dipingeva sull’intonaco le parti più importanti e difficili.

 

I colori

La gamma dei colori utilizzati nell’affresco si limita ai pigmenti ottenuti da minerali polverizzati resistenti alla calce (altrimenti la calce li "brucia", li consuma), come le terre colorate: terra d’ombra, terra rossa (ossido di ferro – ruggine), terra verde, terra di Siena, ocra, rosso. Per produrre il bianco è possibile usare la calce spenta (idrossido di calcio). Il lattice ricavato dal bianco di San Giovanni (carbonato di calcio) serviva anche per schiarire i colori.
Nella pittura murale alcuni particolari colori come il blu vengono mescolati con un legante e applicati sull’intonaco già asciutto, a secco. Con questo metodo, a differenza della pittura a fresco, i pigmenti non vengono completamente assorbiti poiché il colore forma solo una crosta superficiale che con il passare del tempo può sfaldarsi presentando delle screpolature.
CURIOSITÀ SUL BLU - Il blu o azzurro oltremare è un pigmento meno resistente degli altri. Per secoli venne ricavato dalla polvere di una pietra dura piuttosto rara: il LAPISLAZZULI, usato fin dall’antichità per la produzione di soprammobili e gioielli, era costosissimo anche perché introvabile in Italia. Viene applicato a secco mescolato con il tuorlo d’uovo. Del blu oltremare ora si adopera una imitazione artificiale.

I
n alcuni dipinti l’uso del blu, ad esempio nell’abito della Madonna, voleva mostrare la ricchezza del committente. Poiché ogni pigmento, ottenuto da minerali diversi, ha un costo differente, l’artista non era libero di scegliere i colori, ma doveva seguire le indicazioni del padrone. Ecco perchè nelle note delle spese presentate dal pittore, la cifra che riguardava l’azzurro oltremare e l’oro veniva dichiarata a parte.

Il restauro

deposizione in S.Giorgio, particolare - GrosioSi chiamano restauri tutte le operazioni che si compiono sulle opere d’arte allo scopo di "tenerle in vita". Gli svariati materiali di cui sono fatte le opere d’arte sono più o meno resistenti all’umidità, al calore, alla luce e alle sollecitazioni meccaniche. La pietra, il vetro, i metalli, la tela, il legno, i colori ecc. si comportano in modo diverso: il vetro non si consuma, ma si rompe facilmente; il legno e i metalli sono meno fragili, ma più deperibili; l’oro affresco a Boalzo(metallo nobile) resiste senza invecchiare…
Gli artisti di un tempo erano molto accorti nella elaborazione tecnica dell’opera d’arte: la scelta dei materiali, la stagionatura, i tempi di esecuzione miravano alla realizzazione di opere durature. Tuttavia questo non ha impedito i guasti (volontari o involontari), l’usura e l’invecchiamento delle opere del passato, che si presentano in uno stato più o meno buono di conservazione.

Il restauro conservativo

Il restauro moderno intende soprattutto garantire la conservazione delle opere d’arte: mira cioè a stabilizzare lo stato in cui si trova l’opera, preservandola da ulteriori danni. Con questo, non si vogliono annullare i normali segni lasciati dal tempo. Oggi quindi il restauro tende a conservare la memoria storica dell’opera pertanto per affrontare questi problemi, lo storico dell’arte si affianca al restauratore.

Vecchi e nuovi criteri di restauro

S.Bernardo prima del restauro (a S.Bartolomeo di Castelàz)S.Bernardo dopo il restauroFino al XIX secolo, le opere d’arte che per vari motivi avevano subito delle mutilazioni, venivano restaurate col metodo della reintegrazione totale, rendendo indistinguibile la parte vecchia da quella nuova. L’abilità del restauratore era misurata nel saper riprodurre lo stile dell’opera. Questo restauro è chiamato "stilistico".
Nel restauro moderno, la ricostruzione "stilistica"non viene più praticata. Il rispetto per quanto di originale si è conservato vieta la contaminazione di aggiunte falso-antiche. In un intervento corretto le parti aggiunte devono distinguersi da quelle originali.
Oggi il restauro si può definire "scientifico" si avvale di procedimenti sofisticati, i quali richiedono interventi di equipe fatti di analisi chimiche, indagini con raggi X e ultravioletti.

Gli affreschi strappati

affresco a LoveroQuando il muro su cui è stato dipinto un affresco è troppo umido e malandato, si può staccare la sua pellicola pittorica e trasferirla su legno, tela, ecc.
Il restauratore incolla sulla superficie dipinta dei pezzi di tela, intrisi di colla animale, fino a ricoprirla. Quando è bene asciutta, ne tira i lembi da un lato rimuovendola dal muro: in questo modo l’opera si trasferisce sulla tela. Dopo aver predisposto un nuovo supporto, lo incolla, pressandolo, sul retro della foderatura fatta prima. Per questa operazione usa una colla a base di caseato di calcio, insolubile all’acqua. Il restauratore dopo l’asciugatura del caseato, versa acqua calda sulle pezze sciogliendo la colla animale. Le pezze possono così essere tolte facilmente, lasciando in vista il dipinto che ormai aderisce al nuovo supporto.
Questo metodo ha consentito di salvare un gran numero di affreschi destinati alla rovina totale e che oggi possiamo ammirare nei musei.

Il pericolo luce

I pigmenti di colore, specialmente le lacche, esposti alla luce calda (la luce è anche calore) si alterano. Ecco perché all’interno delle pinacoteche si fa in modo che la luce solare non colpisca direttamente i dipinti: per l’illuminazione artificiale sono previste lampade a luce fredda.
La proibizione di fare fotografie col flash come la giusta climatizzazione degli spazi di esposizione rientrano nelle fasi di quello che potremmo definire "restauro preventivo".

la vita del Valorsa