home
L'economia nelle valli alpine nell'età moderna

Gli abitanti della Valtellina erano all'epoca molto meno numerosi di oggi e per quanto riguarda il regime demografico dal medio evo all'età moderna siamo autorizzati a pensare, nonostante la scarsità di documenti, che non si discostasse molto da quello "primitivo" caratteristico dell'epoca pre-industriale: fasi di sviluppo limitato si alternavano a periodi di stagnazione e regresso (malattie endemiche, nutrimento scarso e poco variato, elevata mortalità infantile...) durante i quali gli aumenti lenti e faticosi di popolazione in breve venivano distrutti.
Dall'esame degli statuti dell'epoca (norme scritte regolatrici della vita comunitaria pervenute fino a noi) si ricava che le comunità valtellinesi in generale e quella di Grosio in particolare godevano di un accentuato grado di autonomia consistente nel diritto-dovere all'autoamministrazione, di un elevato livello di democrazia (l'organo deliberante per eccellenza era l'assemblea di tutti i capifamiglia) e di una tendenza a un'autarchia quasi assoluta. Anche a Grosio come altrove si viveva quasi esclusivamente di ciò che si produceva; le uniche merci che circolavano con una certa libertà erano il vino, diretto essenzialmente verso il nord, il sale, pochi generi di lusso, il ferro e qualche prodotto agricolo.
Sempre gli statuti del paese ci permettono di sapere che le attività fondamentali erano l'agricoltura e l'allevamento e che parte della superficie del comune era costituita dai beni collettivi di proprietà della comunità, che in genere venivano goduti da tutti i membri gratuitamente: alpeggi e buona parte della superficie boschiva. I beni di proprietà privata erano invece pubblici quanto al pascolo e privati quanto alla parte falciabile; campi, orti, frutteti e vigne erano di proprietà assoluta e di godimento privato.

Agricoltura

In epoca rinascimentale in Valtellina e Valchiavenna l’agricoltura e l’allevamento non ebbero un’evoluzione significativa: le tecniche rimasero quasi invariate dal tardo medioevo sino al XIX secolo; l’ introduzione di nuovi prodotti, provenienti dall’America, soprattutto patate e mais, si avrà solo più tardi.
L’organizzazione dell’agricoltura era ancora legata strutture arcaiche, probabilmente pre-romane, basate sulla fondamentale distinzione tra i beni di proprietà "divisa", cioè privata, e i beni collettivi, le comunanze.
Sul versante retico erano coltivati soprattutto vigneti, castagneti e coltivi fino a 1000 metri; alle quote più alte c’erano boschi, prati di monte e pascoli.
Sul versante orobico erano presenti fino a media quota castagneti, prati e coltivi.
Il fondovalle era poco coltivato per la presenza dei fiumi, non ancora adeguatamente arginati, e di acque stagnanti e malsane.
Campi e seminativi I campi di cereali, patate, zucche e diversi ortaggi si estendevano intorno ad ogni villaggio.
I seminativi arrivavano a quote più elevate delle attuali, per la necessità di produrre sul posto tutti, o quasi, i cereali necessari, in particolare la segale e il pane saraceno, che venivano coltivati anche a quote superiori i 1000 metri. Il frumento era, quando possibile, importato dalla pianura Padana.
Piante da frutto I fruttiferi principali erano noci e ciliegi, spesso posti ai bordi dei prati; il loro legname era utilizzato per la costruzione di mobili e assicurava un discreto reddito. I noci soprattutto avevano una certa importanza: dai loro frutti si ricavava anche l’unico olio disponibile nella zona.
Castagneti In tutta la Valtellina fino a Grosio, la castagna era il principale alimento di uomini e animali. A quell'epoca i castagni erano impiantati singolarmente in mezzo a prati e campi.
Vigneti Era una coltura molto importante per l'economia della Valtellina; il vino era infatti la più importante merce di scambio che le valli potevano offrire. Verso la fine del XVI secolo sono già ben individuate le qualità di uva e buona parte degli impianti a vigneto è avvenuta in quell'epoca.
Boschi Ogni famiglia aveva il diritto di taglio e raccolta di legna nei boschi dove era possibile, cioè nelle zone non a rischio di frane.
Il legname serviva per riscaldare le abitazioni, per attività lavorative, per la costruzione delle case, per la fabbricazione di mobili, utensili, zoccoli. Per questo verso la metà del XVI secolo si trovavano segherie in quasi tutte le comunità della Valtellina. Per esempio negli statuti del comune di Grosio si cita spesso una segheria a Pugnalto, in Valgrosina.
Prati Durante il periodo invernale gli animali erano nutriti con foraggio essiccato; i prati erano falciati più volte nella bella stagione per la produzione di fieno. I prati erano essenziali ai fini della sopravvivenza, quindi oggetto di attente cure, che andavano dalla letamazione, alla pulizia primaverile, all’irrigazione, in tutti i casi in cui fosse possibile.
Nel fondovalle bonificato o sui conoidi di deiezione erano realizzati quasi sempre sistemi capillari di canalizzazione, con turni precisi per l'utilizzazione delle acque.
Il primo taglio era il più importante e forniva più della metà del fieno totale, che veniva trasportato a spalla con gerle o teli con appositi attrezzi in legno che permettevano di trasportare fino a un quintale di foraggio per volta.

Allevamento

L'allevamento fu una delle attività più esercitate nell'area alpina dall'antichità: bovini, caprini e ovini erano di primaria importanza nell'alimentazione, per la produzione di latte, latticini e carne.
Venivano allevato equini, bovini, suini, caprini e ovini.
A seconda della disponibilità di foraggio invernale si stabiliva il numero di capi da latte, carne o lavoro che ogni famiglia poteva possedere.
Il maiale era l'unica riserva di proteine per sopravvivere durante l'inverno; largamente allevato era il pollame, soprattutto galline e capponi. I gatti erano allevati per catturare i topi molto numerosi all'epoca e i cani erano destinati alla sorveglianza delle case e delle greggi.
home storia