homeOratorio dei SS.Rocco e Sebastiano e androne che lo collega alla chiesa di S.Giorgio
GROSIO


la cappella del cimitero-disegno realizzato dalla s.elementarePorzione superiore delle pareti esterne, intradosso delle tre arcate, vele della volta - 1565 (data presunta)

L'ossario dedicato ai SS.Rocco e Sebastiano si trova sul fianco sinistro della chiesa di San Giorgio, in fondo a un prato recintato che anticamente era il cimitero di Grosio; vi si accede normalmente da una porta che si apre sulla parete di sinistra della chiesa, percorrendo un androne le cui pareti erano presumibilmente rivestite in larga misura da affreschi del Valorsa, come testimoniano le tracce di arriccio ancora visibili. Oggi rimane, sulla parete meridionale, solo uno stemma Venosta, ai lati del quale sono raffigurate due lunette con angioletti inginocchiati in atto di reggere ceri. Sotto è visibile la parte superiore di una scena che dovrebbe rappresentare una deposizione; rimane infatti ben poco dell'affresco originario, cioè parte di una figura femminile, che per atteggiamento e posizione richiama chiaramente la più tarda deposizione del Valorsa conservata a Somtiolo e presenta inoltre analogie con la Resurrezione del figlio della vedova di Naim, purtroppo deteriorata anch'essa, rappresentata poco tempo prima dal pittore grosino a Chiuro nel portico dei Disciplini. Gli angioletti costituiscono un tema ricorrente nell'opera del nostro; questi in particolare presentano coincidenze molto evidenti non solo con quelli coevi di Ravoledo e con quelli risalenti a due anni prima dipinti a Chiuro, ma anche con quelli più tardi di S.Bartolomeo. Posizione e disegno si ritrovano simili nell'affresco della casa natale del pittore, quasi identici nella pala di Agneda.

L'oratorio è una cappella quattrocentesca (1480) a pianta quadrata, cui si accede salendo alcuni gradini; dopo la peste del 1630 venne trasformata in ossario e gli arconi sui lati est e ovest, prima aperti, vennero immurati, lasciando a ciascuno due aperture in alto formanti una lunetta interrotta a metà da un pilastro. La decorazione ad affresco, costantemente riferita dalla tradizione locale al Valorsa, riveste la porzione superiore delle pareti esterne, l'intradosso delle tre arcate e le vele della volta e non si presenta in buone condizioni a causa delle trasformazioni architettoniche subite dall'ossario nel tempo. Sulla fronte principale, ai lati dell'arcata, sono dipinti a figura piena su di uno sfondo azzurro di cielo i SS. il Padre EternoRocco (a sinistra) e Sebastiano (a destra), protettori delle pestilenze. Nell'intradosso dell'arcata di sinistra quattro tondi scoperti contengono i busti di santi molto sciupati tra cui sono riconoscibili S.Lorenzo, S.Stefano e S.Giorgio. Nell'intradosso dell'arcata frontale sono visibili sei medaglioni con i busti di sante caratterizzate dagli emblemi del martirio e da scritte in parte ancora leggibili: S.Barbara, S.Apollonia, S.Lucia, S.Caterina, S.Agata, S.Margherita in elegante abito e copricapo a righe. Nell'intradosso dell'arcata di destra nei tondi visibili, molto deteriorati, si riconoscono S.Antonio abate, S.Ambrogio, S.Gregorio Magno, S.Antonio da Padova. Gli oculi dei tre intradossi sono inclusi in fasce decorative dipinte S.Margheritaa grottesche rosse su sfondo giallo. Le vele della volta sono dipinte in azzurro ad imitazione del cielo; la chiave di volta è un tondo dipinto con il Padre Eterno benedicente entro un cerchio di teste di cherubini. La dott.ssa Coppa stabilisce diversi paralleli tipologici con altre opere del Valorsa: i busti delle sante sono confrontabili con quelli raffigurati a Ravoledo, a Chiuro, a Vione, a S.Bartolomeo di Castelàz; S.Antonio abate, meno rovinato degli altri santi, è rappresentato con caratteri simili in molte opere del Valorsa. Cronologicamente la decorazione sarebbe da collocare alla metà circa del settimo decennio del XVI secolo, nello stesso periodo a cui risale la produzione del Valorsa conservata a Grosio e a Chiuro.

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