homeLa Magnifica Valle col ducato di Milano
(1335-1516)

 

Dal basso medio evo in poi, garantirsi il possesso della Valtellina significava poter esercitare un ruolo di primo piano nella politica internazionale attraverso il controllo di passi e vie indispensabili per le comunicazioni all’interno dell’area centro-europea. valmin.jpg (38044 byte)
valtsfondo.jpg (128959 byte) Nel 1335 il duca di Milano aveva ottenuto la signoria su Valtellina e Valchiavenna e in quest'epoca fu attuata un’importante riforma territoriale: con i terzieri la Valtellina fu divisa in tre grandi distretti:
il bormiese in una carta d'epocaTerziere Superiore, con Mazzo, Villa e Poschiavo, Terziere di Mezzo con Tresivio, Sondrio e Berbenno e Terziere Inferiore, con Olonio e Ardenno; Teglio si mantenne autonoma, mentre le contee di Chiavenna e Bormio entrarono a far parte del ducato pur continuando a godere di maggiori libertà rispetto agli altri territori. Ogni distretto aveva al suo interno un certo numero di comunità minori; quella di Grosio apparteneva al Terziere di Sopra, con centro a Tirano. I signori milanesi ricorsero inoltre all’infeudazione, riconoscendo privilegi alle famiglie più forti della zone; nella Valtellina medio-alta furono i Venosta di Grosio a godere di un legame preferenziale, ottenendo spesso vantaggi.
Oltre al controllo dei passi, comunque, ciò che più interessava il ducato milanese era garantirsi entrate adeguate: la maggiore ricavata dalla Valtellina era il "censo", una somma determinata di entità variabile; un’altra imposta gravosa era la gabella sul sale, cioè l’obbligo di acquistarlo dalla camera ducale; molto pesante inoltre era contribuire alle spese straordinarie per le fortificazioni.
La repubblica di Venezia prima e la confederazione delle Tre Leghe svizzere poi dimostrarono di tenere molto alle vie di comunicazione valtellinesi; in particolare queste ultime vedevano nelle terre del sud delle Alpi un’area di espansione commerciale dove vendere il proprio bestiame e da cui ricavare prodotti agricoli e tessili.
L’interesse dei Grigioni per i nostri territori risulta particolarmente evidente a partire dal 1486-’87 quando, dopo incursioni e scorrerie effettuate soprattutto in Valchiavenna e nel Bormiese, attraversarono l’alta e la media Valtellina, incoraggiati dal papa contro il ducato di Milano. Inflissero distruzioni e imposero esazioni a quasi tutti i paesi, ritirandosi solo dopo aver ottenuto l’esenzione da ogni dazio e pedaggio. I milanesi a quel punto reagirono elaborando un progetto sistematico di fortificazioni che coinvolgeva i centri di confine lungo le principali vie di comunicazione con l’area nord-alpina: Chiavenna, Tirano, Piattamala e Serravalle.
Nel 1499 i francesi, schierati col papato e i signori dell’Italia centro-settentrionale contro la repubblica di Venezia, occuparono il ducato di Milano spingendosi fino in Valtellina, dove si comportarono da vero e proprio esercito d’occupazione, saccheggiando, esercitando soprusi ed imponendo tasse più o meno legali fino al 1512, quando furono costretti ad abbandonare la capitale del ducato sconfitti dalla Lega Santa promossa dal papa che, con un improvviso cambiamento di fronte, aveva optato per l’alleanza con Venezia, con i Savoia e gli svizzeri per arginare il potere ritenuto ormai eccessivo della Francia.
A questo punto i Grigioni, come da accordi con gli alleati, entrarono in Valtellina dalla valle di Poschiavo dirigendosi su Chiavenna e Bormio, ovunque accolti in genere favorevolmente, causa la durezza dei soldati francesi e i soprusi da essi messi in atto.

Il XVI secolo e il dominio grigione in Valtellina
(1512-1797)

grigrid.jpg (7290 byte)Quando la Francia nel 1516 riconquistò il ducato di Milano, ai Grigioni fu riconosciuto il possesso della Valtellina, in quanto si giudicò questo provvedimento atto a tutelare l’equilibrio internazionale.
Fu mantenuta la divisione in terzieri; tra i Grigioni e la dirigenza locale si instaurò inizialmente un clima di collaborazione e tutte le comunità minori continuarono a reggersi secondo le proprie leggi e godere di un’autonomia assai accentuata, anche se mai assoluta, nonostante l’alternarsi di potenze dominanti diverse.
Un motivo di crisi è la massiccia adesione alla riforma delle Leghe che, con la proclamazione della libertà di culto nel loro territorio (1526, 1557), favorirono l’immigrazione di riformati italiani e la presenza di comunità evangeliche in Valtellina, dove la maggior parte della popolazione era rimasta cattolica.
I contrasti nacquero soprattutto a proposito dell’uso promiscuo delle chiese e del mantenimento dei pastori a spese delle comunità; inoltre i protestanti locali, portati a fare causa comune con i dominatori, furono mal visti e talvolta odiati dai loro concittadini. Dopo il concilio di Trento, che obbligava i vescovi a recarsi regolarmente nelle parrocchie della propria diocesi, i grigioni osteggiarono per parecchi anni le visite pastorali in Valtellina di quello di Como; la prima dopo molto tempo di assenza fu effettuata da Feliciano Ninguarda nel 1589 e negli "Atti" relativi ad essa troviamo documentate in modo dettagliato e preciso le condizioni di vita degli abitanti dell’odierna provincia, che erano piuttosto dure: diverse epidemie di peste colpirono a più riprese e a distanza ravvicinata la popolazione che diminuì tornando a 75.000 unità; inoltre la scarsità delle risorse agricole spinse non pochi lavoratori, tra cui parecchi grosini, ad emigrare. Notevoli appaiono i vantaggi provenienti ai Grigioni dal possesso della Valtellina: importanti somme erano percepite tramite esazioni fiscali e dazi (questi ultimi erano ritenuti tributo erariale, spettante cioè al titolare del potere sovrano); erano enormemente facilitati i rapporti commerciali col Ducato milanese e con la Serenissima; ampi spazi si aprivano alle iniziative economiche della borghesia grigionese (erano reti i cittadini detentori di parecchie delle migliori proprietà agricole, soprattutto vigneti, che fruttavano utili notevoli).
L'importanza della Valtellina come crocevia europeo divenne ancor maggiore nel XVII secolo con la costituzione dei due schieramenti contrapposti di Francia, Rezia e Venezia da una parte, Spagna, Austria ed impero dall’altra; agli spagnoli, infatti, subentrati ai francesi nel ducato di Milano, i passi alpini servivano per raggiungere la Germania e le Fiandre; alla repubblica di Venezia e alla Francia consentivano di comunicare evitando i territori spagnoli e austriaci; l’imperatore tedesco aveva accesso tramite essi alla valle Padana.
Anche la Valtellina fu dunque coinvolta nella Guerra dei trent'anni e fu percorsa, come molti altri stati europei, da eserciti diversi per quasi un ventennio (1620-'39) finché i Grigioni si videro assicurato di nuovo il possesso dei territori valtellinesi, che rimasero con la Svizzera fino all'epoca napoleonica quando passarono alla repubblica Cisalpina e, dopo la sconfitta definitiva di Napoleone, all'Austria (1815), a cui restarono legati fino al 1859 quando entrarono a far parte del Regno d'Italia