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Una lunghissima vita a Grosio


la casa del pittore oggiIl cognome VALORSA trae probabilmente origine dalla località detta VALURS, situata nei paraggi di Monte Feleit sopra Sondalo. A Grosio i Valorsa compaiono per la prima volta agli inizi del Quattrocento con quel "LAURENTIUS dictus VALORSA f. q. NIGRI DELLA BOSCA dicti de MARGNENCIO", nominato in un atto del primo gennaio 1407.
A don Tarcisio Salice spetta il merito di aver rinvenuto nell’Archivio di Stato di Sondrio (1968) il testamento del pittore Cipriano Valorsa, dal quale si ricavano le più significative informazioni biografiche relative al maestro grosino. Del documento ha fornito una parziale traduzione il Salice: redatto dal notaio Pini Pietro fu Gianantonio il 16 giugno 1604, consta di due parti, ovvero il testamento vero e proprio e l'assignatio, la divisione dei presunto autoritratto del pittore nella Deposizione in S.Giorgio-Grosiobeni e ci consente di venire a conoscenza dei componenti del nucleo famigliare del pittore, del suo patrimonio e dei suoi debitori, alcuni dei quali possono rappresentare i committenti di opere che non hanno ancora estinto i pagamenti di lavori di decorazioni. Non solo: questo scritto illustra lo stato di salute del maestro, il suo senso religioso e, in un certo senso, il suo temperamento.
Come risulta da tale atto, il Valorsa, nato a Grosio tra il 1514 e il 1516, sposò Marta de Scazon ed ebbe cinque figli, uno dei quali, Giulio, se ne andò dalla famiglia in giovane età. Gli altri figli si chiamavano Orazio (notaio), Gianantonio e Gianangelo; la figlia Maddalena.
Non era particolarmente ricco perché nel testamento viene definito "discretus vir", e la sua famiglia, come del resto la maggior parte di quelle dell'epoca a Grosio, era contadina e aveva acquisito un certo benessere proprio grazie alla sua attività di pittore. Questo si deduce anche dal fatto che il figlio Orazio prese il notariato: per accedere a certe cariche occorreva infatti che la famiglia disponesse di una discreta sostanza.

Dall'elenco dei beni redatto in occasione della stesura del testamento risulta che il Valorsa aveva un’abitazione in località Speluga e una in località Piatta. Per questo è stata avanzata l'ipotesi che sia proprio la sua casa quella alla Speluga sulla cui facciata è presente un affresco raffigurante una Sacra Famiglia (in fondo alla via Valorsa, contro montagna).
Sappiamo dalla documentazione reperita che prese parte attiva alla vita del paese, nonostante i numerosissimi impegni artistici. Fu infatti decano (sindaco, capo
la casa del pittore dipinta da alunni della S.Elementare dell’amministrazione comunale) del paese di Grosio nel 1572 e nel 1578. Ulteriore conferma del suo impegno nella vita sociale del paese è l'appartenenza alla confraternita dei Disciplini, una delle numerose associazioni presenti a Grosio nella seconda metà del ‘500 (ora ne esiste una sola, quella che porta l’abito bianco con la cappa rossa ed è quella del Sacramento) che svolgevano un ruolo importantissimo esercitando funzioni di tipo religioso (istruire la popolazione) e aiutando le persone più bisognose, che il Valorsa, morto nel 1604, ricorda espressamente nel suo testamento lasciando loro parte delle sue sostanze.
la vita del Valorsa

Pagina curata da Giorgio Franzini  e Martino Zanini