pangen_a.gif (11158 byte) La villa
Visconti Venosta
Sorge alla destra della Chiesa Parrocchiale di S.Giuseppe, al limite del centro storico di Grosio.
La parte più antica della Villa, cioè l’ala sinistra, risale al 1600, mentre la parte centrale e l’ala destra sono state costruite alla fine del 1800, rispettando lo stile rinascimentale.
La villa, che fu per secoli la residenza della famiglia Venosta, è stata donata al Comune di Grosio nel 1982 dall’ultima discendente, la marchesa Margherita Pallavicino Mossi, affinché fosse adibita a Museo.
All’epoca della dominazione grigiona, la famiglia Visconti Venosta si sistemò nel nucleo più antico della dimora.
la villa vista dal giardino
il pozzo nel cortile In seguito al coinvolgimento di alcuni suoi membri nell’insurrezione valtellinese del 1620 contro i Grigioni ("Sacro Macello"), l’abitazione fu saccheggiata e bruciata.
Venne ricostruita alla fine del 1600 dal frate gesuita Marcantonio Venosta, che l’arricchì con affreschi e oggetti di arte sacra.Alla fine del 1800 venne ampliata da Emilio Visconti Venosta e utilizzata come casa di campagna (il padre di quest’ultimo si era trasferito con la famiglia, agli inizi del secolo, a Milano ).
Il marchese Emilio, che fu per molti anni Ministro degli Esteri del Regno d’Italia, trascorreva frequenti periodi di vacanza a Grosio. Egli ristrutturò anche gli interni della villa e li arricchì di pregevoli pezzi d’arte. Si accede alla villa lateralmente, passando sotto un portico, accanto ad un piccolo e curato giardino. La costruzione è caratterizzata da un corpo centrale con portico a quattro arcate, sormontato da loggiato, e da due ali laterali.
Queste racchiudono un grazioso pozzo, simbolo di nobiltà, realizzato in marmo reperito in località "Dosa" di Val Grosina. Il pozzo, profondo una ventina di metri , oltre che per attingere acqua, veniva utilizzato anche per conservare degli alimenti.
Sulla facciata esposta a sud–est spicca una meridiana datata 1706; la scritta in latino " SED FUGIUNT " rammenta che il tempo passa.
Su ogni lato si aprono portali profilati di pietra verde e finestre dai vetri saldati a piombo, con artistiche inferriate. Passando sotto il portico si raggiunge il portone d’ingresso della villa. Davanti alla villa si estende un ampio parco, dove crescono maestosi alberi secolari.
Salendo lo scalone, fatto di granito locale, si accede all’ampio salone di rappresentanza e quindi alla sala da pranzo, alla sala d’armi, allo studio e alle camere dei Marchesi, alle stanze degli ospiti.
il portone d'ingresso
le ante chiuse: i SS.Pietro e Paolo e i quattro evangelistiun'anta aperta: Cristo, S.Abbondio, il BattistaSi possono ammirare pezzi d’arredo, mobili, ritratti, oggetti d’arte sacra, oggetti ornamentali, cimeli, pezzi da collezione, raccolti dalla famiglia nelle varie epoche storiche. In particolare sono conservate due ante d’organo dipinte a tempera dal Valorsa e provenienti, a detta del Bassi (1927-1928), dalla chiesa di S.Abbondio di Semogo. Di ognuna delle due tavole (cm. 200 x 65 l'una) sono state decorate a tempera entrambe le facce. Chiuse, le ante presentano, all'interno di una cornice verde con motivi floreali stilizzati color oro, sei riquadri: in alto, affiancati, S.Paolo e S.Pietro, sotto gli evangelisti: S.Matteo vicino a S.Giovanni, S.Luca vicino a S.Marco.
Aperte, le ante presentano altrettanti riquadri inseriti in una cornice questa volta istoriata con decori geometrici bianchi su fondo marrone. Anche qui sfondi blu e dorature
un'anta aperta: Cristo, S.Antonio abate e S.Gerolamosia sulle aureole sia attorno a ogni riquadro; l'effetto d'insieme però è diverso perché tutti i colori sono meno vividi, più sbiaditi, slavati, a tratti scrostati a causa dello stato di conservazione meno buono rispetto a quello delle facce esterne. In alto Cristo con la croce in spalla e la corona di spine è affiancato dall'ecce homo con veste bianca insanguinata e ramoscello in mano; S.Antonio abate è vicino a S.Abbondio, S.Gerolamo a S.Giovanni Battista.
Come nei riquadri esterni i personaggi sono rappresentati a mezzo busto e identificati non solo dai nomi ma anche dai simboli che li accompagnano: bastone a tau, campanello e fuoco (S.Antonio), mitra e guanti rossi (S.Abbondio), pietra con cui si percuote il petto e grande cappello rosso rotondo (S.Gerolamo), abito da eremita e croce con cartiglio (S.Giovanni Battista).

L'opera è datata, come è scritto sul bordo superiore esterno, "Die 19 marti 1597".
Si tratta di personaggi rappresentati con notevole realismo, soprattutto S.Gerolamo, S.Antonio, S.Pietro, S.Matteo in una posizione un po' insolita col capo appoggiato alla mano. Si tratta dunque di un'opera tarda, che secondo la dott.ssa D'Adda che l'ha studiata presenta analogie con la produzione coeva del Valorsa; per esempio queste figure, nonostante siano a mezzo busto, ricordano la saldezza e la monumentalità degli apostoli di S.Bartolomeo di Castelàz. Si ha veramente l'impressione di trovarsi di fronte a persone reali, i cui corpi occupano uno spazio fisico ben definito. 
testi e disegni a cura degli alunni delle classi V B e V C della S.Elementare - a.s.1999/2000
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