ATTREZZI AGRICOLI

vanga.gif (4328 byte) 1- La vanga ( vanga ) è l' attrezzo "primaverile" per eccellenza; praticamente si usa una volta l'anno per rivoltare e frantumare le zolle e interrare il letame; la vangatura viene per una
profondità di 30 cm, cioè la lunghezza della vanga   

 

 

 

rastreo.gif (6747 byte)2 - Il rastrello ( rastel ) è usata nella fase successiva alla vangatura per lievitare il terreno, comporre le aiuole in una struttura regolare, ammucchiare erba e sassi di risulta ;è usato anche per coprire i solchi in cui sono state seminate le patate, sminuzzando bene la terra.

 

 

3  - La zappa (zapa) è usata dopo la semina per dissodare il terreno, ogni volta che si inerba o si incrosta per effetto della siccità: in particolare è utile per la pulizia dei corridoi che separano le aiuole; facili segni delle infestanti; è usata anche per rincalzare delle patate dopo l'emissione delle foglie.

 

palet.gif (4560 byte)4 Il sarchiello (sarscel) è un' attrezzo per la sarchiatura dei piccoli spazi tra le colture, al fine di estirpare le infestanti, frantumare la crosta, ammorbidire il terreno in superfice, favorire la circolazione dell'aria e limitare l'evaporazione.

 

 

furcun.gif (4102 byte)5 La forca (furca) è infine l'attrezzo più "autunnale" fra tutti il rapporto della forca con l'orto è piuttosto fugace e sostanzialmente limitato alle operazione di letamazione svolte in autunno; viene usate per ammuchiare il letame sulle aiuole , dove sarà lasciato fino alla primavera successiva; la forca per il letame è fornita di quattro denti e si distingue dal forchet che ha due soli denti ed è usato per ammuchiare il fieno.

 

LA COSTRUZIONE DEL RASTRELLO:

Nel passato questi attrezzi erano in parte o del tutto costruiti dagli stessi contadini e, come tutto ciò che riguarda la vita ed il lavoro della campagna, necessitavano anch'essi dell'antica esperienza e conoscenza della natura.

Un tempo gli attrezzi di ferro erano costruiti dal fabbro del paese si acquistavano come oggi ; i contadini costruivano invece i manici, in legno di nocciolo, una pianta che ha una fibra resistente e fusti ben diritti, adatti allo scopo; è un legno bianco abbastanza tenero da lavorare e se è tenuto al riparo dal umidità può durare anche quindici anni.

Per preparare i manici bisognava targliarli ben diritti con la rampella (roncola) , poi con il coltello si dava la forma, generalmente rotonda; alla fine con la carta vetrata o con il coltello si lisciava il legno. I manici non venivano verniciati, non scorrevano bene in mano e col tempo si scurivano da soli. Alcuni rastrelli invece, erano tutti di legno si tagliavano noci di 20 cm di diametro o si usavano rami di alberi più grandi; il noce è un legno scuro, tenero da lavorare e si arrende facilmente quando si devono infilare il denti nei fori della traversa; in mancanza del noce a volte si usava l'azar broe (acero lasciato stagionare per un anno con la corteccia, in tal modo il legno bianco prende una coloritura rosata e diviene più resistente).

I denti del pettine erano fatti con il cornal (corniolo - Cornus   mas), un legno bianco, durissimo e resistente, ma non difficile da lavorare; i denti erano lunghi sette centimetri e mezzo , la testa da infilare nella traversa era quadrata con gli angoli smussati, la punta era rotonda e al centro erano allargati per bloccare il dente nel foro; per lavorarli si usava il roncai ( roncolo, coltello a lama ricurva ). I manici del rastrello erano sempre di nocciolo. Il rastrello da fieno, era lungo circa due metri, il pettine lungo circa 55 cm, formato da venti denti, più uno centrale più piccolo per fermare il manico.

Il rastrello da foglie invece era più piccolo perché nel bosco lo spazio per il movimento è minore.

La costruzione e la riparazione degli attrezzi erano lavori invernali eseguiti quando si aveva più tempo dato che i campi non erano in coltivazione