IL MESSAGGERO DEL CTP

A.S. 2003/04


editoriale

Teatro:
Caviale e lenticchie. Uno spettacolo realizzato dal CTP di Sondrio
Giulietta e Romeo al teatro Carcano di Milano

Cinema:
Noi ragazzi dello zoo di Berlino
L'amico ritrovato
rassegna cinematografica sul Brasile

Attualità:
La riforma del diritto di famiglia in Marocco
La nuova Europa

La penna racconta:
Volti e sguardi nella casa circondariale di Sondrio
La mia terra natia
Il mio ritorno a scuola
Dal sogno alla realtà
È proprio vero
Orienteering: uno sport per tutte le età
La mia città: Buenos Aires
La mia città: San Pietroburgo
Zagora (Marocco)

A scuola di cucina:
Fagioli dolci
Riso con pollo
Tagliatelle di riso fritte con gamberetti, uova e verdure Empanadas
Coppetta
Musaka
Insalata "Biancaneve"
Involtini di riso bollito in foglie di vite (sarmì)

Poesie e fiabe:
Sol, sollecito, amarillito
La ragazza d'oro

 


EDITORIALE

Il Messaggero del C.T.P. offrirà ai suoi lettori la possibilità di apprezzare una serie di lavori realizzati nel corso dell'anno dagli studenti in collaborazione con gli insegnanti.
Gli argomenti di cui gli articoli trattano sono vari: si va dall'attualità al cinema, dallo sport alla promozione turistica, e altro.
Ma la varietà, che rappresenta certamente una straordinaria fonte di ricchezza, non riguarda solamente gli argomenti degli articoli, varia infatti è la provenienza geografica degli studenti con tutto ciò che ne consegue a livello di conoscenze, usi, cultura e visione del mondo.
Non è passato un giorno senza che tra noi, che al C.T.P. abbiamo lavorato e studiato, ci fosse un reciproco arricchimento a livello umano.
La motivazione, l'entusiasmo, la curiosità con cui gli allievi sono arrivati in classe durante l'anno, anche dopo una faticosa giornata di lavoro, hanno fatto sì che attraverso le materie di studio passasse pure qualcosa che andava oltre le nozioni; nel contatto con gli studenti stranieri noi insegnanti ci siamo trovati non solo ad affacciarci sulla realtà del loro paese, ma anche a guardare il nostro con i loro occhi.
Una scuola per adulti è indubbiamente di per sé una realtà molto particolare, in cui il valore dell'apprendimento è considerato dagli allievi con piena consapevolezza, perché la vita ha già insegnato loro l'importanza della cultura, e dunque la frequenza è frutto di una scelta libera e matura. Quando poi gli allievi sono stranieri c'è anche la coscienza da parte loro di lavorare per il proprio pieno inserimento nel paese che li ospita.
Nella comunità del C.T.P. l'incontro di tante persone provenienti da vari continenti insegna, nella quotidianità del lavoro scolastico così come nella straordinarietà festosa delle cene multietniche, la possibilità dell'incontro delle più diverse culture, dimostra che i pregiudizi e la non accettazione dell'altro, dello "straniero", derivano dall'immotivato rifiuto di conoscerlo.
Lavorando con studenti stranieri ci si accorge di quanto interessante sia scoprire come siamo diversi negli usi ma uguali nel sentire.

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TEATRO
 

CAVIALE E LENTICCHIE
di Scarnicci e Tarabusi

Il Centro Territoriale Permanente di Sondrio ripropone per il quarto anno consecutivo un corso di attività teatrale, il cui intento si innesta con le molteplici potenzialità di un' "arte" che pone a confronto se stesso con gli altri in un percorso stimolante e fecondo, rispondente ai bisogni formativi degli adulti del nostro territorio; per cui "fare spettacolo" costituisce un'occasione privilegiata di autoformazione e un'opportunità di esternazione del proprio gene creativo.
"Caviale e lenticchie", nata nel 1957 dall'estro di Giulio Scarnicci (Firenze 1913 - ivi 1973) e Renzo Tarabusi (Firenze 1906 - ivi 1968), due dei nostri più popolari autori di rivista, è la commedia brillante in tre atti che si rappresenta quest'anno avvalendosi dell'apprezzabile impegno e della partecipazione divertita non solo di "attori" consolidati, ma anche di chi è alla prima esperienza sul palcoscenico.
Scarnicci e Tarabusi, da decenni notissimi anche al grande pubblico televisivo come autori di testi per fortunate trasmissioni, ci danno con "Caviale e lenticchie" una commedia, portata al successo negli anni '70 da Nino Taranto, che si fa apprezzare soprattutto per il ritmo e l'attenta caratterizzazione dei personaggi.
La storia, ambientata a Napoli, nell'Italia degli anni '50, prima del boom economico, mette in luce, con i mezzi tipici della commedia dell'arte, gli espedienti che una famiglia di modesta estrazione sociale attua per poter sopravvivere alle difficoltà quotidiane. L'arte di arrangiarsi è una scelta obbligata ma, allo stesso tempo, si rileva anche espressione ostentata di orgoglio, eleganza e creatività, nella famiglia Lamanna. L'irresistibile animatore di questa masnada di disperati è appunto l'abile millantatore Leonida Lamanna, novello Robin Hood che ruba cibo alle mense dei ricchi per portarlo ai suoi poveri congiunti. A dire il vero, il "lavoro" di Leonida risulta quasi un ripiego: si improvvisa invitato a matrimoni e a ricevimenti di gala facendo man bassa di ogni ghiottoneria, poi rivenduta da Antonio (un amico di famiglia che fa la corte a tutte le donne di casa Lamanna) a trattorie e ristoranti. Il signor Lamanna, dopo impegnatosi anche la sveglia (un investimento dettato da una rigorosa politica economica interna) riesce, durante un battesimo, a convincere alcuni ricchi invitati a fondare un comitato di beneficenza con l'intento di aiutare una famiglia bisognosa che sarà, non a caso, proprio la sua. Altri fatti e misfatti si rincorreranno tra di loro, rendendo ancora più godibile questa storia infinita, tanto da arrivare ad un sospirato finale che non manca di stupire.
Regnano dunque vivacità e spensieratezza in questo lavoro che, nel riproporsi come classico per tutte le stagioni, è anche un invito a riavvicinarsi alla grande tradizione italiana della commedia, così ben scritta a quattro mani da due grandi autori come Scarnicci e Tarabusi, che hanno contribuito a dipingere con i forti colori della comicità un'Italia appena uscita dal dopoguerra, con tanta voglia di "diventare grande".
 


"GIULIETTA E ROMEO" AL TEATRO CARCANO DI MILANO

Alcuni corsisti del C.T.P., martedì 16 marzo, si sono recati al teatro Carcano di Milano per assistere al balletto "Giulietta e Romeo", tragedia scritta da William Shakespeare, che Sergej Prokofiev ha trasformato appunto in un balletto.
Lo spettacolo ha appassionato tutti i partecipanti che sono rimasti particolarmente colpiti sia dalla bravura dei due principali interpreti, Raffaele Paganini e Monica Perego, che dalle singolari coreografie. Alla bellezza dei balletti e delle interpretazioni si è contrapposta una scenografia cupa ed essenziale, composta da un muro decrepito, simbolo della tragedia lasciata alle spalle dal secondo conflitto mondiale. "Nell'Italia del secondo dopoguerra, Giulietta diventa il simbolo di un irresistibile desiderio di sfuggire alle regole di quel mondo e dagli obblighi imposti da una condizione femminile che è ambigua nella sua imposta sudditanza, anche se proprio di questa irrefrenabile voglia di emancipazione sarà vittima. Romeo, invece, è un giovane timido, introverso, solitario,vittima consapevole della volitiva irruenza della sua leggendaria compagna."
La straordinaria bravura dei ballerini ha fatto emergere le inquietudini dei personaggi shakespeariani, rendendo la rappresentazione sicuramente più accessibile, anche ad un pubblico più inesperto.

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CINEMA

NOI, I RAGAZZI DELLO ZOO DI BERLINO
Ispirato al libro di Christiane F.

Il film "Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino", parla di una ragazza adolescente, Cristiane, che, per colpa di cattive compagnie, conosce il mondo della droga. Dopo un po' di tempo trova un ragazzo e con lui continua a drogarsi. Christiane conoscerà anche una droga che le causerà molti guai: l'eroina.

La mia opinione
Secondo me, questo film è interessante per chi vuole conoscere i rischi della droga e per comprendere che non vale la pena di entrare nel tunnel della tossicodipendenza.


"L'AMICO RITROVATO"

Regia: Jerry Schatzberg (1989).

Trama

Nel suo scritto più felice ("L'amico ritrovato"), ambientato intorno al 1930 e solo indirettamente autobiografico, l'oriundo tedesco naturalizzato inglese Fred Uhlman (1901-1985) racconta un anno di scuola e l'amicizia impossibile fra il discendente di una famiglia nobile (Konradin) e un ragazzo ebreo (Hans). Solo dopo molti decenni quest'ultimo, transfuga negli USA, scoprirà da un almanacco scolastico di aver gettato nell'animo dell'amico un seme fecondo e tragico; il nobile, infatti, è stato giustiziato fra gli ufficiali del complotto contro Hitler. La sceneggiatura di Pinter si prende il lusso di cominciare svelando l'ultimo segreto del racconto (l'esecuzione dei congiurati), ma subito amalgama illazioni e sogni, frammenti di memoria e di cronaca. Jason Robards è un maturo avvocato di New York in partenza per Stuttgart dopo cinquantacinque anni di rifiuto dei tedeschi e addirittura della lingua.
Lungo la strada il regista ci crea davanti agli occhi un mondo di ieri e di oggi che efficacemente si rispecchiano illustrando qualcosa che sulla pagina è soltanto implicito: una storia tedesca di disastri della guerra e oblio del dopo, risentimenti surgelati e ricostruzioni troppo veloci.
Indimenticabili sono il sinistro corridoio, l'ascensore e la cantina dove l'avvocato va a ritrovare i mobili dei genitori morti per suicidio all'avvento del nazismo. Fino alla scena, dove l'anziana nobildonna con la sigaretta in mano, intravista mezzo secolo prima come ragazzina antisemita, conferma in poche aspre battute che niente veramente cambia mai.

Temi

Il tema fondamentale è indubbiamente quello dell'amicizia, da non intendere come conoscenza occasionale di persone che si trovano per forza di cose a vivere insieme un periodo della propria vita, come gli studenti fra i banchi di scuola, ma come elemento importante della vita dell'uomo, come valore universale che deve unire le persone e deve portarle a mettere in comune ogni cosa, dalle proprie convinzioni ai propri affetti, dall'educazione ricevuta all'amore per gli ideali di libertà e di rispetto reciproco. Hans ritrova il suo amico, che credeva di aver perso quando si rende conto dell'ostilità della madre contro gli ebrei e quando è costretto a lasciare la Germania, nel momento in cui apprende che Konradin è stato giustiziato per aver attentato alla vita di Hitler, che con la sua politica aveva distrutto proprio quegli ideali di umanità e di rispetto umano che sono alla base dell'amicizia.
Importante è anche il tema della vita umana e della presenza in essa di un Dio che serva da esempio agli uomini, insieme a quello della civiltà rappresentata dall'amore per le monete e per l'arte dell'antichità.

Commento

Anche se i tempi sono molto diversi e diverse sono le convinzioni, bisogna notare che il comportamento dei due ragazzi sembra proprio quello degli adolescenti di oggi, che hanno tanto bisogno di un'amicizia vera e disinteressata, che sono desiderosi di confessare a un amico i propri segreti, di fargli vedere i propri tesori, che non saranno le monete antiche, ma magari i videogiochi e cose simili. Per quel che riguarda le persone, molte cose crediamo che non siano cambiate nella sostanza, anche se le apparenze sono diverse.

 

RASSEGNA CINEMATOGRAFICA SUL BRASILE

In occasione del gemellaggio della città di Sondrio con São Mateus, che si trova nello stato dell'Espirito Santo (Brasile), il CTP ha organizzato tre incontri presso la Sala Vitali del Credito Valtellinese, per promuovere la conoscenza di alcuni aspetti della realtà del Brasile, quali il problema della terra (concentrata nelle mani di pochi fazendeiros e delle multinazionali) da ridistribuire alla popolazione e la tragedia delle favelas, dove, se non si interviene con progetti concreti che riaccendono la speranza, le relazioni non possono che fondarsi sulla violenza e sull'interesse.
Le riflessioni in sala, guidate con competenza e passione dal Prof. Francesco Racchetti, sono state precedute dalla proiezione di un video. Nel primo incontro, si è trattato del film di produzione RAI La Casa Bruciata di Massimo Spano (Italia, 1997), liberamente ispirato alla storia di Padre Ezechiele Ramin, missionario comboniano ucciso il 24 luglio 1985 a Cacoal, per la sua azione in difesa degli Indios Suruí e dei lavoratori della terra nello Stato della Rondonia (Brasile). Nel secondo incontro è stata la volta de La Città di Dio (Cidade De Deus), di Fernando Meirelles (Brasile, 2002) che narra in modo crudo la vita di una favela di Rio de Janeiro. Il film ha avuto in Brasile un grandissimo successo e ha acceso un dibattito tra gli uomini di cultura sull'utilità e gli effetti di opere come queste che presentano la "realtà" terribile dell'emarginazione di alcune periferie. Possono avere un ritorno positivo sull'ambiente da cui traggono ispirazione? "L'inclusione della marginalità nel mondo della cultura non porta automaticamente all'inclusione sociale o economica. I ghetti rimangono ghetti" (Fernando Bonassi, sceneggiatore). "Alla fine le cose finiscono sempre allo stesso modo: è solo un film. Siamo sempre usati come oggetti, come se vivessimo in una fabbrica di altri Pixote" (una donna di Cidade de Deus). "La descrizione della violenza è una tentazione, perché è con quella che si ha un impatto forte e si cattura il lettore. Ma la violenza offusca il lato umano, che è proprio quello che la gente deve conoscere" (Drauzio Varella, medico giornalista, volontario nelle carceri e nelle favelas). "Il mio film lancia la palla in area. È la comunità che deve approfittarne e fare gol" (Fernando Meirelles, regista).
La rassegna si è conclusa con Padre Luis - uno tra la gente, (Padre Luis - Ein Mensch unter Menschen), film-documentario di Patrick Kofler e Mauro Podini, (Italia, 2003), che ripercorre le tappe della vita di padre Luis Lintner, missionario altoatesino ucciso a Salvador de Bahia il 16 maggio del 2002. L'obiettivo principale del suo lavoro fu quello di educare le persone all'autonomia, perché diventassero responsabili e consapevoli dei loro diritti e della loro dignità. Da qui l'ideazione di Casa do Sol, un centro educativo in cui si accompagna la crescita dei bambini a partire dai tre anni, dalle 7 del mattino alle 20. Lo stile pedagogico è improntato allo sviluppo della creatività, mediante attività di laboratorio, e a un lavoro parallelo di crescita con le famiglie.
Dal lavoro di Padre Luis è sorta una comunità forte. La forza della comunità è visibile anche nella consapevolezza di sé acquisita soprattutto dalle donne, in gran parte nere, le più discriminate: "Luis ripeteva continuamente che tutte le persone hanno valore, hanno diritti, hanno capacità, hanno l'intelligenza, hanno sentimenti, meritano rispetto e amore!".
La morte di Luis non è, dunque, una fine, come non lo è stata la morte di Ezechiele Ramin, la cui opera ha accompagnato la nascita del movimento dei "Sem terra". E' lo stesso padre Luis a dircelo nella sua ultima lettera circolare della Pasqua 2002: "L'ultima parola e l'ultimo fatto non sarà guerra, ma pace; non isolamento, ma comunione; non nemici, ma comunità; non morte, ma vita".
Al termine di questa breve rassegna, che, ovviamente, non ha avuto pretese di esaustività, si è compreso il valore non di facciata, ma politico del gemellaggio, che deve trasformarsi in un impegno collettivo, attraverso gesti concreti di condivisione e di solidarietà, perché "un mondo migliore è possibile".

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ATTUALITA'

LA RIFORMA DEL DIRITTO DI FAMIGLIA IN MAROCCO

Il Marocco si è dotato di un nuovo codice della famiglia, Moudawana, che riconosce alle donne più ampi diritti rispetto al passato. Si tratta di una riforma vissuta come una vera e propria rivoluzione sociale e annunciata dal re Mohammed VI fin dallo scorso ottobre.,
il testo definitivo del nuovo codice, approvato dal Parlamento il 23 gennaio, è in vigore dal 9 febbraio e si basa su una reinterpretazione della legge islamica e precisamente su questo principio: "non rendere lecito ciò che Dio ha proibito e rendere lecito ciò che non ha proibito".
Nella pratica della legislazione questo si traduce nel porre la famiglia sotto la responsabilità congiunta dei due coniugi, nella limitazione della poligamia e del ripudio (subordinati a condizioni rigorose), nell'innalzamento da 15 a 18 anni dell'età richiesta alle donne per il matrimonio, nella concessione alle donne del diritto di chiedere il divorzio, inoltre la donna non avrà più bisogno di un tutore, generalmente il padre o un fratello, per sposarsi.
In Marocco il Moudawana promulgato nel 1956 stabiliva che le donne erano legalmente inferiori agli uomini. Una riforma simile a quella realizzata quest'anno era stata già prospettata nel 2000 dal primo ministro socialista Abderrahman Youssaufi: ci fu una manifestazione di sostegno a Rabat, ma anche una di protesta a Casablanca. Poco dopo, su iniziativa del sovrano Mohammed VI (che è capo politico e religioso della nazione, perché è anche il Califfo, il "Comandante dei Credenti"), fu creata una commissione per esaminare la questione e ora finalmente è andata in porto la riforma.
Bisogna dire che dal 1992 i principi della Dichiarazione dei diritti dell'uomo sono entrati nella costituzione del Marocco. Queste riforme si iscrivono nella evoluzione di un Paese che può rappresentare un modello per i Paesi musulmani.

 

LA NUOVA EUROPA

Dal 1° maggio scorso l'Unione Europea è stata allargata a 10 nuovi paesi (Slovenia, Ungheria, Repubblica Ceca, Slovacchia, Polonia, Lituania, Lettonia, Estonia, Cipro e Malta), possiamo dire che si è estesa a est. La nuova grande Unione, che comprende 25 paesi, 20 lingue e 453 milioni di cittadini europei, è nata tra feste e fuochi d'artificio, balli e canti, concerti e bandiere.
Il più ampio allargamento della storia porta con sé però anche degli interrogativi molto importanti sul futuro economico, politico e sociale dell'Unione.
Leggendo i giornali comunque sembra di capire che tutto è stato previsto e che si sono prese misure preventive per evitare gli "scossoni". Per esempio grazie ad una clausola restrittiva di adesione non ci dovrebbe essere il temuto esodo di lavoratori dall'Est verso i vecchi paesi dell'UE; grazie alla graduale estensione dell'euro i prezzi non dovrebbero aumentare; i controlli negli alimenti continueranno ad essere sicuri, e questo solo per citare alcune delle misure che dovranno garantire una graduale e tranquilla integrazione.
Per quanto riguarda il passaporto, sarà obbligatorio ancora per due anni, fino all'estensione ai 10 nuovi paesi dell'UE del Trattato di Schengen, che prevede la libera circolazione delle persone.
Certamente con l'allargamento ad Est, ai paesi ex comunisti, ci si propone il rafforzamento della pace e dei rapporti di collaborazione e solidarietà.
Entro giugno dovrà essere concordata la Costituzione dell'UE.
Come ha affermato il Presidente della Repubblica Italiana Carlo Azeglio Ciampi: "L'allargamento non è un punto d'arrivo, ma una tappa cruciale di un lungo, costante cammino verso l'unificazione politica dell'Europa".
Ci piace concludere questo articolo con le parole di speranza pronunciate da Claudio Magris (autorevole professore universitario e scrittore) all'Università di Trieste il 30 aprile scorso in occasione della caduta dei confini tra Italia e Slovenia: "la caduta delle frontiere non cancella l'identità nazionale né l'amore della Patria. Essere Italiani e amare l'Italia non significa essere meno Triestini o Torinesi e amare di meno la propria città natale, ed essere Europei, amare la vecchia e soprattutto la nuova Europa e sentirla come una patria, non vuol dire sentirsi meno Italiani e amare di meno l'Italia. Dante diceva che a furia di bere l'acqua dell'Arno aveva imparato ad amare fortemente Firenze, fino alla morte, ma aggiungeva che la nostra Patria è il mondo, come per i pesci il mare":

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LA PENNA RACCONTA

VOLTI E SGUARDI NELLA CASA CIRCONDARIALE DI SONDRIO

"E' facile entrare e difficile uscire", mi dicono gli agenti; le porte si aprono e si chiudono più volte e rumorosamente alle mie spalle, in un tintinnar di grosse chiavi, finché non giungo in "sezione", dove sono accompagnata nel locale adibito a biblioteca. Prima, però, i miei occhi incontrano tanti sguardi: sono stanchi, abbattuti, ironici, ardenti, disperati, pensierosi. Nell'"aula", gli alunni si avvicinano quasi timorosi; rimango colpita dal loro incedere misurato dallo stesso ritmo, col capo leggermente chino e le spalle un po' incurvate. I loro volti sono spesso segnati da una storia difficile e disegnati da provenienze geografiche diverse. Mi propongo di portare un po' di "normalità" in un posto in cui la vita è scarnificata e i miei tentativi, talvolta maldestri, sono accolti con rispetto e benevolenza; è difficile ridere in carcere, ma quando succede, si ha l'impressione di essere in uno stato grazia. La lotta quotidiana per la sopravvivenza in perimetri così angusti non soffoca le abilità sociali, a testimonianza di una sensibilità che si esprime anche nell'ottimo caffé che sanno preparare (nessuno mi ha mai offerto un caffè così buono!). Il bisogno di comunicare è forte e le lezioni si arricchiscono con gli apporti di tante microstorie che danno concretezza a concetti o dati a volte molto lontani.
Col passare del tempo, ho imparato a vedere il mondo anche con i loro occhi, carichi di dolorosa solitudine e pieni di travagliata umanità, dove la speranza si alterna allo sconforto: la pena non finisce con la scarcerazione. Se venisse loro offerta l'occasione di riscattarsi, potrebbero dare molto alla società. Sembra, però, che non siano previsti e che il mondo, nella maggior parte dei casi, risponda al danno subito o con la vendetta, che non paga, o con l'assistenzialismo, che non è costruttivo, se non promuove la dignità della persona. Per non rivederli dietro le sbarre e per prevenire i reati occorre investire nell'uomo, come afferma l'art. 3 della Costituzione Italiana: "E' compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l'uguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l'effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all'organizzazione politica, economica e sociale del Paese".


LA MIA TERRA NATIA

La mia terra nativa è a forma di piede. Anticamente, si chiamava "Ichnusa"; in seguito, le diedero il nome di "Sardigna", mentre il nome "Ichnusa" non è scomparso dall'isola, ma è stato dato alla marca della più famosa birra che si beve esclusivamente in Sardegna e nei circoli sardi diffusi e sparsi per tutta l'Italia.
Nonostante sia molto arida, la Sardegna, grazie alle irrigazioni artificiali, è ricca di frutteti e agrumi; vi è, inoltre, tradizionalmente praticata la pastorizia.
In Sardegna si usa fare il pane in casa propria; c'è, persino, un museo chiamato "Sa domu e farra" (La casa della farina). Poiché la qualità dei prodotti è ottima, profumata da sapori misteriosi, La casa della farina, tre volte la settimana, offre la possibilità di acquistare i buonissimi dolci sardi messi in esposizione in quei giorni. In particolare, troviamo "Is pardulasa" (le pardule), formaggelle fatte di buona pasta, riempite di ricotta fresca, fragranti di un aroma indescrivibile, dai molteplici gusti. "Monica" è il nome di un ottimo vino sardo con cui si possono accompagnare queste leccornie.
Il mio paese nativo si trova a 6 km dal capoluogo e vi si può arrivare costeggiando il lungomare, oppure percorrendo il viale Marconi che, essendo fiancheggiato da molteplici costruzioni di ogni forma e tipologia, lascia pensare e credere che Quartu Sant'Elena non sia separata da Cagliari. Per estensione e numero di abitanti (circa 80000, stando al censimento del 1998), è il primo paese in Sardegna. Soltanto 2 km separano il paese dal mare che, da ragazzi, raggiungevamo in bici; ci divertivamo un mondo a gareggiare per vedere chi arrivava primo alla spiaggia. L'ultimo arrivato subiva la punizione detta "la valigia vestito": il compagno perdente veniva preso sulla spiaggia per le braccia e per le gambe e, dopo tre dondolii, gettato in acqua, sempre facendo attenzione che non si facesse male.
Antonio


IL MIO RITORNO A SCUOLA

Purtroppo la mia carriera scolastica non è stata molto brillante. Infatti, non ho terminato la scuola dell'obbligo. I motivi, ancora adesso, non me li so spiegare.
Però oggi, riesco a capire gli errori della mia gioventù. La decisione di riprendere gli studi è nata sia per migliorare la mia posizione lavorativa che per dimostrare alla mia famiglia ed ai miei amici le mie potenzialità. Il mio lavoro è sempre stato instabile e poco redditizio, perché mi sono sempre adattata a fare le pulizie in case private e condominiali o assistenza domiciliare agli anziani.
Lavori "nobili" ma pur sempre di poco resa. Tutto ciò mi ha portato ad essere sempre in giro ed a godere poco la vita.
Due mesi fa in me è scattata una molla, che mi ha indotto ad iscrivermi al corso di licenza media.
Detto, fatto.
Un'occasione che mi avrebbe offerto la possibilità di riscattare la mia esistenza. In che modo?
Naturalmente permettendomi di accedere ad un lavoro migliore e più redditizio. Mi piacerebbe entrare a far parte del personale della Casa di Riposo oppure di altri Enti, ma il desiderio più grande sarebbe quello di iscrivermi al "Centro per l'impiego".
Nonostante sia difficile conciliare famiglia, lavoro e scuola io cerco di impegnarmi al massimo.
Riuscire a portare a termine il cammino intrapreso sarebbe una grande soddisfazione. Il conseguimento del diploma potrebbe rappresentare un sogno che finalmente si realizza.
 

Fiorella Paganoni
 

 

DAL SOGNO ALLA REALTÀ
Da piccola facevo sempre lo stesso sogno: il mare, le palme e il sole all'orizzonte che tramontava. La straordinaria bellezza di tale spettacolo naturale, m'induceva a paragonare il posto all'incanto del paradiso.
Crescendo speravo di trasformare il mio sogno in realtà. Lavoravo in un negozio, quando qualcosa in tal senso incominciava a muoversi: era il periodo in cui conoscevo una ragazza, ora la mia migliore amica. Lei aveva una sorella, che già abitava in Italia da un po' di tempo e aveva bisogno di una babysitter per sua figlia. Consultandomi con la mia amica e con i miei genitori e senza quasi accorgermene ero diretta verso l'Italia. Il volo, il mare, l'Italia.
Grazie mille a tutti! Finalmente il sogno si era avverato, perché il "il mare, le palme e il sole all'orizzonte che tramontava" erano visibili ai miei occhi. Era il paradiso!

Yuliya Petrova

 


È PROPRIO VERO

È proprio vero - la vita migliore esiste… basta andarsela a prendere. Ma dove, come e quando nessuno può dirlo. Non lo so come sarà in futuro- probabilmente i commercianti te la porteranno a casa, ma per il momento devi ancora cercarla da te.
Sono tantissimi quelli, che per scelta o per necessità, hanno lasciato affetti e radici, per cercare fortuna altrove: una nuova attenzione e un desiderio di avviare più assidui rapporti, facilitati sicuramente dallo sviluppo delle tecnologie e dai nuovi mezzi di comunicazione, grazie ai quali le distanze vengono superate più agevolmente.
Non è facile ricominciare una vita da zero, specialmente quando sei da solo, quando non sei sempre accettato, quando non hai neanche le idee chiare dove andrai e che cosa farai.
Alcuni all'estero hanno trovato benessere e successo, altri hanno continuato a soffrire nell'indigenza. Non in modo facile si trova un lavoro o una casa, soprattutto se la paga finisce in un attimo. Certamente, uno dei problemi maggiori è rappresentato dalla difficoltà di comprendere la lingua del paese che ti ospita; il linguaggio della burocrazia: la lingua di quelli, che da dietro uno sportello, decidono se tu avrai diritto a lavorare, ad avere una casa, ad avere assistenza sanitaria e così via.
Le false aspettative, i cattivi consigli, i truffatori, possono creare situazioni davvero difficili, dove le prime vittime sono i migranti stessi.
La questione dovrebbe essere affrontata congiuntamente dalle istituzioni con l'aiuto ed il coordinamento delle associazioni di volontariato. Un progetto globale sull'immigrazione può essere efficace e utile se contenesse una serie di informazioni utili a favorire l'integrazione dei migranti nella società italiana e la reale garanzia dei diritti di cittadinanza.
In particolare, l'informazione dovrebbe riguardare:
o aspetti legali: normativa sull'immigrazione, diritti e doveri dello straniero in Italia;
o lavoro: quali sono le reali opportunità di inserimento lavorativo, inquadramento professionale, contratti di lavoro, testimonianze;
o integrazione: come integrarsi nella società italiana, conoscere la lingua, l'istruzione dei figli ecc.
Inoltre, la conoscenza delle reciproche culture può essere fonte di arricchimento, contribuendo a creare una società aperta alle diversità in un mondo sempre più multietnico e multiculturale.
Infatti, la positiva scoperta ed apprezzamento dei valori diversi contribuisce alla realizzazione di una pacifica convivenza, quale stimolo ad un mondo più giusto e più rispettoso anche degli equilibri naturali, eliminando la diffidenza e gli stereotipi.
Lo straniero è un amico che non conosci ancora (proverbio irlandese)
 

Krasimira D. Pozharlieva, avvocato - Bulgarian Bar Association. 19 marzo 2004

 


Quando mi dicono che i valtellinesi sono molto chiusi ed indifferenti verso gli stranieri, a tal punto da non riuscire a trovare spazio in mezzo a loro, io cerco sempre di smentire e di far cambiare quest'idea, raccontando la mia esperienza personale.
Tre anni fa, è arrivato qui in Valtellina per lavorare prima mio marito, che pur essendo un atleta, si è dovuto accontentare del lavoro trovato presso un contadino di Ponte in Valtellina. E' stato molto fortunato, perché il padrone l'ha messo subito in regola. Mio marito ha conquistato il rispetto di tutti i vicini di casa, dimostrando di essere un bravo lavoratore, attivo dall'alba fino al tramonto.
Quando sono arrivata io con nostro figlio, un solo stipendio, si è rivelato insufficiente per vivere in tre; così noi abbiamo deciso di chiedere l'aiuto della gente del posto. Una forte emozione mi stringe il cuore a raccontare come i pontaschi siano stati buoni con noi, dato che in una settimana hanno provveduto a trovare una bella casa ed un nuovo lavoro sia per mio marito, in un primo momento, e più tardi anche per me. Quando ci siamo trasferiti nella nuova casa non avevamo niente, solo un po' di vestiti. Tutti i vicini ci hanno dato il benvenuto, donandoci le cose necessarie per vivere: i piatti, le lenzuola, i bicchieri e le pentole. Sono passati già due anni e ogni tanto io trovo sotto la mia porta o un sacco con i vestiti per mio figlio o una cassa con le patate. Spesso non so neanche a chi devo dire grazie. Vorrei approfittare di quest'occasione per ringraziare tutti gli abitanti di Ponte per la loro accoglienza.
Quando ho appena cominciato a lavorare, una signora mi ha dato un consiglio: "Se vuoi vivere bene devi lavorare molto e mai parlare male di nessuno". Penso che questa regola valga per tutti sia immigrati che italiani. Adesso lavoriamo tutti e due, nostro figlio si trova bene con gli altri bambini: affrontiamo gli stessi problemi degli italiani. Vivere in un paese piccolo è più facile, anche se delle volte diventa troppo soffocante, perché sei sempre in vista da sentirsi come un pesce nell'acquario. Così anch'io mi sono sentita osservata, spiata da quanti per strada mi hanno fermata, chiedendomi informazioni su me stessa, sulla mia professione, sulla mia onestà e sul mio effettivo bisogno di aiuto. All'inizio un tale atteggiamento mi ha meravigliato, perché per una che arriva da una grande città come S. Pietroburgo, dove cinque milioni di abitanti sono preoccupati solo di vivere e di godere del proprio individualismo, non è abituata ad un simile controllo. I pregiudizi sui valtellinesi raccontano di parodie di una popolazione cupa, in quanto circondata da montagne che non danno lo spazio ed il modo per far vedere la loro bontà ed il loro cuore. Come in ogni posto anche qui esistono persone buone, pronte ad ascoltare ed ad offrirsi agli altri, ma purtroppo come in ogni luogo le vicissitudini personali, il danaro, l'avidità e la cattiveria conducono l'uomo verso aspetti superflui ed effimeri.
 

Larisa Anuchkina (Russia)

 

 

UNO SPORT PER TUTTE LE ETÀ

Domenica scorsa, 4 aprile, si è svolta a Mantello, in provincia di Treviso, la seconda prova di Coppa Italia di orientamento sportivo.
Il nostro convalligiano di origine russa, Oleg Anuchkin, ha partecipato alla gara nella categoria degli uomini dai 35 ai 40 anni e, nonostante le sue 42 primavere, ha vinto la Coppa. In passato ha corso per la squadra nazionale dell'Unione Sovietica ottenendo tante vittorie. Ora abita in Valtellina, a Ponte, vicino a Sondrio, e dedica il suo tempo libero allo sport.
La corsa di orientamento sportivo si svolge nei boschi: gli atleti, con l'ausilio di una carta topografica molto dettagliata e di una bussola, devono raggiungere il traguardo nel minor tempo possibile e con scelte di percorso autonome, passando per una serie di punti di controllo. La competizione prevede la partecipazione di numerose categorie, suddivise per grado di difficoltà e per età. Infatti, anche il figlio di Oleg, Misha, di dieci anni, è arrivato quarto nella categoria ragazzi comprendente adolescenti fino al dodicesimo anno d'età.
In questa stagione si disputeranno ancora quattro prove (in Liguria, Puglia, Lombardia e Alto Adige) nelle quali auguriamo ai nostri compaesani di ottenere il maggior punteggio possibile e di portare la Coppa Italia in Valtellina.

Larisa Anuchkina

 

LA MIA CITTÀ: BUENOS AIRES

Sono nata e cresciuta in Argentina, più precisamente a Buenos Aires. Questa è una città cosmopolita, dove convivono tante nazionalità di tutto il mondo.
E' molto dinamica, una delle più ricche e popolate dell'Argentina. Costituisce un punto di riferimento importante per la vita economica, industriale e commerciale del nostro paese.
Buenos Aires è sede di industrie ad altissimo livello; un'altra attività portante è quella finanziaria svolta dalla banca nazionale e internazionale che favoriscono l'afflusso di capitali stranieri.
La pesca è praticata soprattutto sulla costa atlantica. Caratteristico è l'allevamento di tutti i tipi di pesce e altri frutti di mare. Tutte le zone della riviera, invece, sono molto richieste per il turismo, favorito dalla bellezza del paesaggio, dalla mitezza del clima, dalle moderne ed efficienti strutture turistiche e da tante altre attrazioni. Ad esempio, il caratteristico Barrio "la Boca" a Buenos Aires sulla riva del Rio de La Plata.
Il tasso di popolazione urbana è tra i più alti del mondo, e circa un terzo è di origine italiana.
Nella capitale abbiamo un bellissimo parco molto grande chiamato "Palermo", dove si trovano bellissimi laghi, tanti palazzi da visitare, musei ricchi d'arte e storia.
Tanto sui laghi, come sul fiume, si svolgono svariate attività sportive e sono anche il punto di incontro di tanti giovani.
Molto vicino a questo parco, nella zona più ricca e bella della città, si trovano grandi e fantastiche ville.
Per tutti questi motivi e ancor di più (mi sto emozionando e non mi bastano le parole per descriverla) sono molto fiera della mia città; è la verità: la amo tantissimo !!!!

Luisa Beatriz Sibert


LA MIA CITTÀ: SAN PIETROBURGO

La città in cui sono nata è San Pietroburgo. È situata nell'angolo orientale del golfo di Finlandia, a nord della Russia. È chiamata "la Venezia del Nord" perché si trova sulle rive della Neva, è costruita su 42 isole, attraversata da canali collegati da 280 ponti. La città è molto bella, con tanti posti famosissimi.
San Pietroburgo è anche nota come capitale culturale della Russia. L'Ermitage, la Stanza d'ambra, il balletto russo, ….. tutto questo è San Pietroburgo.
Lo zar Pietro il grande voleva costruire una città europea nella Russia arcaica e voleva che diventasse "la finestra d'Europa". Tale è diventata.
Malgrado ci sia brutto tempo quasi 300 giorni all'anno, la città è sempre piena di turisti.
Larisa Anuchkina

 

 

ZAGARA (Marocco)

Zagara è una città molto piccola che si trova in mezzo alle palme, alle dune di sabbia e alla vegetazione. È situata al centro del Marocco. La sua economia si basa sul turismo, infatti è ricca di ristoranti ed alberghi internazionali.
La città sorge sul fiume Dara : questo a volte si prosciuga, altre si riempie così tanto da diventare pericoloso.
Le tipiche case sono piccole e ammassate le une vicino alle altre, separate solo da stradine strette. Anche se povere, quelle abitazioni sono cariche di familiarità e di amore.

Lahcen Bourkhis

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A SCUOLA DI CUCINA

FAGIOLI DOLCI
( Santo Domingo )

 

Ingredienti
· ½ kg fagioli secchi
· 100 g burro o margarina
· 1 l di latte
· 1 cucchiaino di sale
· 200 g uvetta
· 2 bastoncini di cannella
· ½ l acqua
· 300 g zucchero


Preparazione
· Cucinare i fagioli in ½ l di acqua fino a quando diventano morbidi ( 30 minuti con la pentola a pressione ) e scolarli.
· Stemperare i fagioli con ½ l di latte e colare nella pentola che servirà per cucinare.
· Aggiungere lo zucchero, il burro o la margarina, il restante latte, il sale, la cannella, l'uvetta e cuocere a fuoco lento, mescolando continuamente finché diventa denso (circa 25 minuti)


RISO CON POLLO (per 8 persone)
(Colombia)

Ingredienti
· 2 petti di pollo
· 1 dado knor
· 8 carote
· 1 peperone rosso, 1 giallo
· fagiolini verdi
· 1 barattolo piccolo di piselli
· 2 tazze di riso
· 1 cipolla


Preparazione
· Si cucina il pollo con 1 dado knor (ben cotto)
· Si sfriggono le verdure tagliate piccole a pezzetti
· Si cuoce il riso con il brodo di pollo finché asciuga tutto il brodo
· Mischiare tutto insieme e cuocerlo a fuoco lento per 10 minuti

 

TAGLIATELLE DI RISO FRITTE CON GAMBERETTI, UOVA E VERDURE
(Tailandia)

Ingredienti:
· 1 spicchio d'aglio
· 3 cucchiai di olio
· 200 g di gamberetti
· 500 g di tagliatelle di riso
· 2 uova
· salsa di soia
· 1 piatto di verdure di soia
· 200 g di porri tailandesi


Preparazione:
· Soffriggere l'aglio nell'olio e aggiungere i gamberetti. Cuocere per 5 minuti.
· Ammorbidire le tagliatelle in acqua calda per 3 minuti e aggiungerle al soffritto di aglio e gamberetti.
· Aggiungere 3 cucchiai di salsa di soia, 1 cucchiaio di olio.
A parte, nella stessa padella, strapazzare le uova.
· Una volta strapazzate, unirle alle tagliatelle
· Aggiungere le verdure e cuocere per due minuti a fuoco lento.

 

EMPANADAS (per 10 persone)
(Colombia)

Ingredienti
Per la pasta:
· 1 kg di farina di mais
· 1 dado da sciogliere in 3 tazze di acqua calda
Per il ripieno:
· 600 gr di carne trita scelta
· kg 1 e ½ di pomodori
· 1 kg di patate
· 5 cipolle bianche
· 3 cucchiai di olio di oliva
· sale
· spezia (cumino)
· abbondante olio di semi per friggere


Preparazione
· Mescolare la farina con l'acqua e impastare finché diventa morbida e consistente.
· Lasciare riposare per 10 minuti
· Cuocere le patate in acqua con sale fino a quando diventano morbide
· In una pentola, mettere l'olio di semi, la carne, le spezie, il sale e la cipolla trita a soffriggere un po'.
· Aggiungere i pomodori tritati e cuocere mescolando di tanto in tanto.
· Schiacciare le patate e aggiungerle alla carne.
· Stendere la pasta, riempire con la carne e fare piccoli involtini.
· Friggere in olio molto caldo fino a farle dorare.


COPPETTA
(Valtellina)

Ingredienti
· 300 gr gherigli di noci
· 300 gr di biscotti secchi
· 1 kg di miele
· 2 fogli di ostia


Preparazione
· Ammorbidire il miele a bagnomaria.
· Frullare le noci e i biscotti (conservare qualche gheriglio quasi intero)
· Versare il miele in una pentola a bordo alto e portare ad ebollizione.
· Aggiungere le noci e i biscotti frullati e qualche gheriglio di noce quasi intero; lasciare bollire per 3-4 minuti.
· Mettere un foglio d'ostia sopra un asse di legno e stendervi l'impasto appena cotto con una paletta.
· Coprire con un foglio d'ostia, prendere il matterello e spianare fino a raggiungere l'altezza di ½ cm.
· Mettere nel frigorifero per circa 1 ora.
· Tagliare a pezzi e conservare nel frigorifero.


MUSAKA
(come mi ha insegnato la mia mamma)

Ingredienti: 500g di carne macinata mista, 1.2 kg di patate, 1 cipolla media, 2-3 cucchiaini di salsa di pomodoro, sale, pepe nero, mentuccia, paprica, prezzemolo, olio, un po' di farina, 100-150g di yoghurt bianco naturale (non zuccherato), 2 uova.
Preparazione: la carne macinata si soffrigge con 3 cucchiai di olio fino a diventare a briciole. Si aggiungono la cipolla, tagliata finemente, la salsa di pomodoro, il prezzemolo, ed a piacere pepe nero, mentuccia e paprica. Le patate, sbucciati e tagliati a cubetti, si aggiungono quando la carne è quasi pronta. Si mischia bene e si mette in una teglia più profonda. Si copre con acqua calda e si lascia cuocere a 180° fin quando le patate diventano quasi cotte. Per finere- la musaka si copra con una pastella di uova, yoghurt e farina o con la besciamella, e si mette nel forno, acceso di sopra finché diventa cotta.
La Musaka si può fare con le melanzane fritte al posto delle patate. Si prepara il ragù nello stesso modo e in una teglia si mettono: uno strato di melanzane e uno strato di ragù fino all'esaurimento degli ingredienti. Si finisce con uno strato di melanzane. Si copre sempre con besciamella o pastella e si cuoce nel forno.

INSALATA "BIANCANEVE"
Ingredienti: 1 cetriolo grande, 500 gr di yogurt cremoso (non zuccherato), 2 cucchiai di olio, 2-3 spicchi di aglio, 2 cucchiai di gheriglio macinato, aneto, sale.

Preparazione: Si sguscia il cetriolo e si taglia a cubetti piccoli. Si aggiunge lo yogurt cremoso, e si condisce con l'aglio macinato, l'aneto tritato, sale a piacere. L'insalata pronta si mette in frigo.
Prima di essere servita si mescola con olio e si cosparge con gheriglio.


INVOLTINI DI RISO BOLLITO IN FOGLIE DI VITE (SARMI')
Ingredienti: (per 6 persone) 36 foglie di vite, 150 g di riso, 150 g di carne macinata mista, una cipolla media, 2 cucchiaini di salsa di pomodoro o di pomodoro fresco gratuggiato, olio di semi di girasole, prezzemolo, mentuccia, foglie di alloro, pepe, paprica e sale a piacere.
Preparazione: scottare le foglie di vite e preparare il ripieno come segue: la carne macinata si soffrigge con 2 cucchiai di olio fino a diventare a briciole. Si aggiunge la cipolla, tagliata finemente e la salsa di pomodoro. Si toglie dal fuoco e si mescola con il riso (legermente fritto in una goccia di olio, finchè e diventato cristale), prezzemolo, mentuccia, pepe e paprica. Il ripieno così ottenuto si distribuisce su ogni foglia di vite e si piega nel involtino. Confezionati, gli involtini si dispongono in una pentola, vi sì versa acqua (proporzione riso:aqua deve essere 1:3), olio e si aggiungono le foglie di alloro. Si coprono con un piatto di ceramica (se no, cominciano a saltare fuori della pentola) e si fanno bolire, finchè il riso assorbe l'acua. Gli involtini si servono a tavola freddi o caldi, ornati ciascuno di uno spicchio di limone. È un piatto molto laborativo, ma anche un originale antipasto.

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POESIE E FIABE

Poesia

Sol, sollecito, amarillito
calientame un poquito
por hoy y mañana
y toda la semana

Luna, lunera, cascabelera,
cinco pollitos y una ternera
caracol, caracol,
que a la una sale el sol

Los pollitos dicen pio, pio
cuando tienen hambre,
cuando tienen frio,
la gallina busca el maiz y el trigo,
les da la comida
y les preta abrigo,
bajo de sus alas acurrucaditos
duermen los pollitos
hasta el otro dia,
cuando se levantan dicen:
"macita, tengo mucho hambre,
dame lombricitas"

 

 

LA RAGAZZA D'ORO


C'erano una volta un uomo e una donna. Avevano una figlia bella come un fiore.
Tutti quelli che la guardavano non potevano distogliere lo sguardo.

Tutti e tre vivevano felici, ma nel destino era scritto che ciò non sarebbe durato a lungo.
La madre si ammalò gravemente e poco dopo morì. Il padre decise di risposarsi.

La nuova moglie del padre aveva anche lei già una figlia.

La matrigna odiava profondamente la figliastra: le faceva svolgere i lavori più umili e pesanti e non le risparmiava rimproveri.

Una sera la matrigna disse a suo marito : "non voglio più tua figlia in casa. O se ne va lei, o me ne vado io".
Il padre si rattristò. Amava sua figlia e non voleva mandarla via.

Ogni giorno litigavano e il padre, ormai disperato, decise di ascoltare la moglie.

La matrigna impastò del pane aggiungendo cenere, lo mise in un fagotto, lo diede al marito e gli disse di tornare senza sua figlia.

Il padre andò con la figlia nel bosco fitto e salì in cima ad una montagna. Tirò fuori il pane e lo fece rotolare giù dal pendio e disse alla figlia di andare a riprenderlo.

La figlia corse a lungo per ritrovare il pane e quando ritornò, il padre se ne era andato.

Lei provò a chiamarlo, ma non avendo ricevuto risposta, iniziò a piangere.

Provò a ritornare sulla via di casa, ma non riuscì.

Si fece buio. Improvvisamente nell'oscurità la ragazza vide una casetta: dalle finestre proveniva una voce.

"Chi sta piangendo? Sei un ragazzo o una ragazza?" . "Se sei un ragazzo vattene via; se sei una ragazza vieni da me".

Nella casa viveva una vecchia strega. Aveva i capelli grigio-verde, naso adunco ed unghie lunghissime e curve.

Sulla sua spalla sedeva un gufo.

La strega fece entrare la ragazza e le preparò da mangiare.

La mattina dopo la ragazza si svegliò di buon'ora e fece tutti i mestieri di casa.

La strega si svegliò e prima di andare nel bosco disse alla ragazza di dar da mangiare ai suoi "animaletti" - vipere e lucertole.

Le disse di non aver paura di loro perché non l'avrebbero morsa.

La ragazza diede da mangiare a tutti gli animali, poi si tolse la sua collana e mise una perlina al collo di ciascun animaletto.

Intorno a mezzogiorno la strega ritornò e gli animaletti le andarono incontro sulla porta dicendo: " Guarda, guarda, cosa ci ha regalato: abbiamo tutti una nuova collana".

La strega disse: "Farò anch'io un regalo alla ragazza".

Vicino alla casa scorreva un torrente.

Finito di mangiare la strega e la ragazza andarono sulla sua riva.

La strega iniziò a sbadigliare e disse alla ragazza " se mi dovessi addormentare, tu resta sveglia e controlla l'acqua del torrente; se cambia colore e diventa rossa o blu non svegliarmi, ma se diventa gialla svegliami immediatamente".

L'acqua cambiò colore e, come la strega aveva detto, alla fine divenne gialla.

La ragazza svegliò la strega, la quale prese la giovane per i capelli e la trascinò nel fiume sott'acqua dicendo: "Prendi quello che riesci".

La ragazza ascoltò la strega e cercò di afferrare ciò che sentiva tra le dita. Quando la strega tolse la ragazza dall'acqua, ella aveva tra le mani un piccolo baule.

La strega mostrò infine alla ragazza la via per ritornare a casa.

Quando la ragazza apparve sulla soglia, la matrigna e il padre si meravigliarono nel vedere una ragazza d'oro che brillava.

La ragazza consegnò il baule al padre: esso era pieno di monete d'oro.

Da quel giorno, la matrigna insistette così tanto con il padre affinché portasse anche l'altra figlia nel bosco per diventare ricca e bella.

Alla fine il padre accettò.

La matrigna prese i vestiti più belli e preparò un pane fatto con la farina migliore.

Il padre accompagnò l'altra figlia in cima alla stessa montagna e là fece rotolare il pane come la prima volta.

La figliastra si mise a seguirlo. Quando trovò il pane si era, ormai, persa nel bosco. Cominciò a chiamare il padre e a piangere.

La ragazza vide la casa della strega e sentì la stessa voce.

Entrò e la strega le diede da mangiare, ma la mattina dopo la ragazza non si svegliò presto, anzi, aspettò che la strega le preparasse la colazione; non fece neppure i lavori di casa.

La strega uscì e disse alla ragazza di dar da mangiare ai suoi animaletti e di non aver paura di loro.

La ragazza preparò da mangiare, ma lo diede agli animali quando ancora era bollente; gli animaletti si bruciarono la lingua.

Quando la strega tornò dissero: "guarda, guarda, ci ha fatto scottare la lingua".

La strega disse: " non preoccupatevi, la ripagherò".

La strega portò la ragazza in riva al fiume e, sbadigliando, disse:" tra poco mi addormenterò; controlla il colore dell'acqua. Quando diverrà nera svegliami".

Il fiume cambiò colore molte volte, e quando diventò giallo alla ragazza piacque cosi tanto, che vi infilò il mignolo. Esso divenne d'oro.

Quando il fiume diventò nero la ragazza svegliò la strega . Questa prese la ragazza per i capelli, la immerse nel fiume dicendo: "prendi quello, che riesci!"

Anche questa volta la ragazza prese un baule.

La strega la accompagnò sulla via di casa. Quando la ragazza entrò dalla porta la matrigna si spaventò, perché sua figlia era diventata nera come un diavolo. Dal baule uscirono rospi, vipere e lucertole.

Poco tempo dopo un principe udì della fanciulla d'oro e della sua bellezza e mandò i suoi emissari a chiedere la mano della ragazza.

La matrigna nascose la ragazza d'oro, vestì con l'abito da sposa la ragazza nera, le nascose il viso con il velo e le disse: "devi mostrare solo il mignolo d'oro".

Sulla strada verso il palazzo reale un gallo comincio a dire: "la ragazza d'oro è stata nascosta e la ragazza nera va a palazzo!"

I servi del principe, sentendo le parole del gallo controllarono la futura moglie e scoprirono che era la ragazza nera. La riportarono alla madre e trovarono la ragazza d'oro.

Quando la ragazza entrò nel palazzo del principe tutto cominciò a brillare come d'oro.

Il principe e la ragazza d'oro si sposarono e vissero felici e contenti.


 
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