COMPUTER ... CON GUSTO














 

 

 





I RICCI E LE MELE

 Una sera d'autunno, quando era già buio, ma splendeva luminosa la luna, sono andato con un altro ragazzo, mio amico, in un campo pieno di alberi da frutta, specialmente di meli.

Ci siamo nascosti in un cespuglio contro vento.

Ecco, a un tratto, sbucano i ricci, cinque, due più grossi e tre piccolini. In fila indiana si sono avviati verso i meli, hanno girellato fra l'erba e poi si sono messi al lavoro: aiutandosi con i musetti e con le gambette, facevano ruzzolare le mele, che il vento aveva staccato dagli alberi, e le raccoglievano insieme in uno spiazzetto, ben bene vicine una all'altra. Ma le mele giacenti per terra si vede che non bastavano; il riccio più grande col muso per aria si guardò attorno, scelse un albero molto curvo e si arrampicò, seguito da sua moglie. Si posarono su un ramo carico e incominciarono a dondolarsi, ritmicamente: i loro movimenti si comunicarono al ramo, che oscillò sempre più spesso, con scosse brusche, e molte altre mele caddero per terra. Radunate anche que­ste vicine alle altre, tutti i ricci, grandi e piccoli, si arrotolarono con gli aculei irti e si sdraiarono sui frutti che rimanevano infilzati. C'era chi aveva poche mele infilzate (i riccetti), ma il padre e la madre erano riusciti a infilzare sette o otto mele per ciascuno. 

Mentre stavano ritornando alla loro tana, noi uscimmo dal nascondiglio, prendemmo i ricci in un sacchetto e ce li portammo a casa. Io ebbi il padre e due riccetti, li tenni molti mesi, liberi, nel cortile; essi davano la caccia a tutti gli animaletti, blatte, maggiolini ecc., e  mangiavano frutta e foglie di insalata. Le foglie fresche piacevano loro molto e così li potei addomesticare un poco; non si appallottolavano più quando vedevano la gente. Avevano molta paura dei cani. Io mi divertivo a portare nel cortile delle bisce vive per vedere come i ricci le cacciavano. Appena il riccio si accorgeva della biscia, saltava lesto lesto sulle quattro gambette e caricava con molto coraggio. La biscia sollevava la testa, con la lingua fuori e fischiava. Il riccio dava un leggero squittio, teneva la biscia con le gambette davanti, le mordeva la nuca e poi se la mangiava pezzo a pezzo. 

Questi ricci un giorno sparirono: certo qualcuno se li era presi per mangiarli.

 [Antonio Gramsci]


 

Un riccio tutto semi

  Ipertesto realizzato dagli alunni delle classi quinte, anno scolastico 2004/2005, nell'ambito del progetto "Computer ... con gusto".
Insegnanti: Galli Augusto, Robustelli Ezia, Trinca Colonel Maria, Trinca Colonel Sandra.
Per informazioni  E-mail  elementaregrosio@tiscali.it