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Torre di Pendolasco

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Torre di Pendolasco
Affreschi di casa Toloni

 

 


Torre di Pendolasco
(trova la manipolazione!)

 

 

 

 

 


Fregio della Torre di Pendolasco

 

 

 

 


Durante il restauro affiora 
l'affresco di una cariatide

 

 

La Torre di Pendolasco è una massiccia costruzione tardo medioevale, a pianta quadrata, che si trova in località Torricello, in una posizione dominante rispetto al paese e al fondovalle.

Il toponimo Torricello (da Toresellum) comprende tutta la zona della Torre, le case delle famiglie Pizzatti Casaccia e le vigne sottostanti.

La Torre ha un aspetto solido e severo per i conci in granito squadrato di grandi dimensioni.

Si ipotizza una sua iniziale funzione difensiva: circondata da un orto cinto dal muro, aveva un pozzo, forse costruito per garantire la riserva idrica in caso di assedi prolungati; non si spiega diversamente questa presenza visto che il paese è ricco d’acqua.

Fu poi residenza signorile

Cenni storici

1490    La torre appartiene alla famiglia dei da Pendolasco. Essi hanno una florida condizione economica e quindi una posizione sociale di prestigio in valle. Anche politicamente occupano un posto di rilievo; le frequenti lotte tra la fazione dei guelfi, a cui appartengono, e quella dei ghibellini spiegano la costruzione, in luogo strategico, di una torre, dove però non vivono. La loro residenza è a Pendolasco (nome che a quei tempi indicava solo la zona posta a sud ovest rispetto alla chiesa di san Fedele).

A metà del Cinquecento presso la Torre si stipulano atti di compravendita. La difficile situazione economica della famiglia spinge i da Pendolasco a vendere molti beni e addirittura, poco prima della metà del Cinquecento,  cambiano il cognome, assumendo quello di “de Nobilis”, poi Nobili.

A metà del Cinquecento circa la torre cambia proprietà: una metà viene venduta da Gio. Bartolomeo da Pendolasco ad Antonio Sermondi. Alcuni membri di questa famiglia, originaria di Bormio e poi spostatasi a Sondalo, prendono dimora al Dosso Boisio (parte del paese situata a nord est  della chiesa di san Fedele) dove svolgono il ruolo di funzionari al sevizio o del vescovo o della potente famiglia Beccaria di Tresivio.

Anche l’altra metà dell’edificio, in possesso dei Lavizzari, cugini dei da Pendolasco, passa al Sermondi.

 1559       Il figlio di Antonio, Giovanni Andrea Sermondi, fa alzare di un piano l’edificio, che risultava privo di tetto e fatiscente. La data compare, in cifre romane, su un asse sotto lo spiovente del tetto sul lato nord est dell’edificio. Uomo di cultura, amante dei classici e dell’arte, Giovanni Andrea è da considerarsi (“con un largo margine di successo”- F.Prandi) il committente dei dipinti che abbelliscono le due camere al primo piano.

  1567 Giovanni Andrea lascia in eredità la torre alla figlia Margherita che sposa Giacomo di Nicolò Venosta.

1628 La torre cambia ancora di proprietà; due figlie di Margherita, dopo aver risieduto per un certo periodo al Dosso Boisio, lasciano la torre, con altri beni, allo zio paterno Aloisio Venosta.

1648            Il figlio di Aloisio, Nicolò Venosta, vende la casa della Torre alla Cura di san Fedele. Si istituisce un Beneficio (il beneficio ecclesiastico era la dotazione patrimoniale annessa all’esercizio del culto) a favore del sacerdote addetto al servizio religioso alla Chiesa del Carmine; tale sacerdote risiede nella Torre.

1681 Poiché al sacerdote che officia al Carmine viene assegnata una residenza contigua alla quella chiesa, la torre, resasi libera, diventa l’abitazione del beneficiale dell’Oratorio di Gesù Cristo Salvatore.

1904 La parrocchia di san Fedele, che aveva mantenuto il possesso della Torre anche nel periodo napoleonico in cui molti beni ecclesiastici furono confiscati, la vende al Municipio di Pendolasco, che la adibisce a  sede delle scuole comunali. Dopo la seconda guerra mondiale, quando viene costruito il vicino edificio per accogliere la scuola elementare, la Torre diventa sede dell’asilo parrocchiale e poi, per breve tempo, della scuola materna statale.

Descrizione

Deturpato da interventi funzionali agli usi più recenti (scuole comunali, poi scuola materna), l’edificio è oggetto di un recente restauro.

Durante i saggi stratigrafici compiuti sugli intonaci dei vani interni  sono venuti alla luce affreschi tardo cinquecenteschi ben conservati sotto alcuni strati di calce e tempera.

Al primo piano dell’edificio ci sono due “camerae pictae” di grande interesse anche perché i soggetti sono a carattere profano.

1a.   camera picta: c’è un fregio con putti separati tra loro da figure di animali e un volto maschile

2a.   camera picta: ci sono figure femminili di cariatidi e figure maschili a grandezza d’uomo e un fregio simile al precedente. Sulla parete nord è già affiorato anche lo stemma della famiglia Sermondi. Ci sono fregi anche negli intradossi delle finestre e specchiature a finto marmo nello zoccolo inferiore.

Il soffitto ligneo a cassettoni era stato celato da un controsoffitto ora rimosso.

Le due camere sono collegate tra loro da una porta incorniciata da piedritti (struttura verticale con funzione di sostegno) e architrave in pietra.

In fondo alla prima camera un portalino dà accesso alle scale in pietra che salgono al secondo piano. Originariamente le scale partivano dal locale a volte posto a pianterreno

Il restauro

L’Amministrazione comunale di Poggiridenti  sta attuando (2002) un piano di intervento di recupero che è, nella prima fase, di carattere conservativo.

Si pensa di adibire la Torre a luogo simbolicamente rappresentativo della vita civile del paese, destinandolo a incontri, conferenze e altri eventi culturali.

Mentre l’esterno dell’edificio è severo e un po’ cupo, le sale interne hanno riservato interessanti sorprese, nascoste sotto i dipinti dei personaggi delle fiabe che allietavano le pareti della scuola materna.

Le più recenti indagini stratigrafiche sugli intonaci delle due camerae pictae, eseguite nel 2000 dal restauratore Giorgio Baruta, evidenziano l’importanza del ritrovamento degli affreschi. Nella sua relazione egli parla di “nuovo dinamismo formale e fluidità materia pittorica attuata attraverso vivaci contrasti di luce, ombra, colore. (…) Si tratta di dipinti eseguiti con la tecnica del ‘buon fresco’..si vedono con precisione le giornate e le incisioni dell’intonaco, che sottolineano i contorni delle figure...” .