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Il fiume Adda a Poggiridenti

 

 

 


Roggia 

 

 

Il fiume Adda, il quarto per lunghezza in Italia (313 Km) segna, nel suo corso prelacuale lungo la Valtellina, il confine meridionale del comune di Poggiridenti con quello di  Piateda.

Nel medioevo sulle acque dell’Adda aveva diritti esclusivi il Vescovo di Como, feudatario delle nostre terre. Egli concedeva l’acqua in affitto a signorotti locali in cambio di ceste di trote fresche e temoli. Il fiume era dunque fonte di reddito, ma solo per i pochi che detenevano privilegi!

Per chi possedeva prati nel territorio di Busteggia l’Adda in passato costituiva un serio ostacolo; per questo veniva attivato un traghetto, detto “navetto” per il trasbordo di persone e animali.

Sorgono accanto al corso del fiume campi  coltivati, ma non mancano arbusti e tratti di spiaggetta sabbiosa. Nessuna abitazione è vicina all’Adda: il regime tipico dei fiumi alpini in passato ha creato periodicamente problemi di esondazione.

Gli anziani ricordano ancora l’allagamento delle contrade Pignotti e Conforti nel 1927 e quello disastroso del 1960.

Durante la terribile alluvione che flagellò la nostra valle nel 1987 gravi furono anche a Poggi Piano i danni alle coltivazioni e i disagi alle famiglie, molte costrette ad evacuare.

Un punto di guado, quando il fiume non è in piena, è costituito dalla zona dove sorge un isolotto, coperto da folta vegetazione, che separa, per un brevissimo tratto, in due rami l’Adda.

Per quanto riguarda la pesca il tratto di Adda che scorre a Poggiridenti è “zona speciale”: la pesca (ci sono trote e temoli) è consentita solo con rilascio di pesci.

Il comune di Poggiridenti è lambito nella parte orientale dalla Rogna, affluente di destra dell’Adda, che, nella parte superiore segna il confine con Tresivio.

L’acqua di questo torrente, che scava forre anche profonde e suggestive, è stata in passato utilizzata per bagnare i prati, ma anche per muovere gli opifici. Lungo il suo corso sorgevano fucine per forgiare gli attrezzi agricoli, chiavi e catenacci, e c’erano i mulini per macinare i vari tipi di granaglie. I mulini spesso appartenevano a più famiglie, come erano consortili le rogge che permettevano di bagnare prati e campi.

Il collegamento con Tresivio era assicurato da due ponti in legno a Ca’Ferrari e a Ca’Pasolini (oggi Ca’ Piasini).

Come tutti i torrenti di montagna, che scavano piccole valli a V nello scendere a valle, anche la Rogna ha talvolta costituito un serio pericolo per la popolazione. La furia delle acque distruggeva questi ponti e trascinava a valle tutto ciò che incontrava. Le persone anziane di Poggi Piano ricordano ancora lo straripamento della Rogna    nel luglio del 1911: i forti temporali di quell’estate  causarono danni ai campi, ai fienili, alle stalle (per fortuna le bestie erano sui monti). Fu poi per interessamento del ministro Credaro, originario di Montagna, che giunsero i fondi per costruire gli argini del torrente.

In tutte le contrade ci sono antiche fontane in pietra: fornivano l’acqua potabile alle famiglie, servivano per l’abbeveraggio degli animali e per lavare i panni. Alcuni anziani ricordano che, in mancanza di acqua in casa, si andava alla fontana a lavarsi e a lavare gli utensili domestici. Di solito collocata al centro della contrada, la fontana era il luogo di ritrovo della gente, che conversava e."lavava i panni in piazza”.