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Oratorio di Gesù Cristo Salvatore

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                                                            Oratorio - affresco di Fermo Stella 
                                                 
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Oratorio: l'esterno

 

 

 

 

Contiguo alla chiesa parrocchiale di san Fedele sorge un complesso architettonico che è il vero gioiello artistico di Poggiridenti: l’Oratorio di Gesù Cristo Salvatore o del SS. Crocifisso, restituito all’antica dignità, per opera  del Comune e dalla Parrocchia, col contributo della Sovrintendenza ai Beni Artistici e Ambientali della Regione Lombardia.

CENNI STORICI

Oggi l’Oratorio si presenta come un unico edificio, ma esso nasce con interventi successivi che cerchiamo di sintetizzare:

* Dopo la peste, che flagellò la popolazione valtellinese soprattutto nel 1513 e nel 1526, sorsero in valle, un po’ ovunque, luoghi di culto in onore di san Rocco e di san Sebastiano, invocati a proteggere la gente dalle pestilenze e dalle guerre.

Anche a Pendolasco, nella zona meridionale del sagrato della chiesa, da poco diventata parrocchiale, sorge un’edicola porticata dedicata a san Rocco: è il nucleo iniziale dell’attuale complesso. La facciata dell’edicola porticata viene interamente abbellita da un affresco, “attribuito con fondamento” a Fermo Stella di Caravaggio (1527/1528).

* All’inizio del Seicento viene costruita una cappella, ad unica navata, adiacente alla precedente edicola, sul lato orientale.

* Nel 1650 è eretto l’Oratorio di Gesù Cristo Salvatore o del SS: Crocifisso collegato all’edicola  con un portale in pietra malauguratamente collocato al centro dell’affresco di Fermo Stella.  Questo Oratorio fu sede della Confraternita del SS. Sacramento, istituita nel 1644 dal vescovo Carafino. Era una delle quattro confraternite (associazioni di fedeli istituite ed organizzate per l’esercizio di opere di pietà e carità) sorte  a Pendolasco. Gli aderenti, uniti da un costante impegno di preghiera,  portavano l’abito rosso di canapa e il loro priore poteva togliere questo segno di distinzione a chi dava scandalo come pure poteva multare chi compiva inadempienze (F. Prandi).

 Nel 1697 il curato Francesco S. Benedetto annotava “.. In quest’oratorio vi fanno i suoi esercitti di devozione li confratelli et consorelle della compagnia del SS.Sacramento”. E solo a loro spettava l’onore di essere sepolti sotto il pavimento dell’oratorio.

A ridosso dell’Oratorio sul lato sud, c’era un edificio adibito a ospizio: era la sede dei Padri Predicatori quaresimali e della Canepa dei poveri. Nel passato la chiesa era il centro non solo della vita religiosa, ma anche di quella sociale ed economica, per questo gestiva tale organizzazione che provvedeva al fabbisogno dei molti indigenti

 

Volta affrescata da G.P. Ligari

 

 

L’Oratorio di Gesù Cristo Salvatore: scheda di presentazione

La struttura comprende  tre edifici contigui

1-   La cappella di san Rocco, cinquecentesca, ha la facciata protetta da una bella cancellata. A sinistra per chi guarda c’è una colonna con capitello a foglie d’acqua. La base è quadrangolare, il pavimento di ciottoli, la volta a crociera. L’affresco di Fermo Stella (1527/ 1528), di pregevole fattura, raffigura La Madonna in trono col Bambino e sei Santi. Al lato  destro S. Antonio Abate, S. Fedele, S Rocco;  a destra S. Sebastiano, S. Pietro da Verona e S. Bernardo di Mentone.

2-   L’Oratorio seicentesco, rettangolare, è orientato lungo l’asse est-ovest.

3-   L’Oratorio vero e proprio, di Gesù Cristo Salvatore, costruito durante la seconda metà del Seicento, presenta la facciata a ovest chiusa da un muro cieco su cui campeggia una grande croce bianca, che indica l’originaria funzione di sepoltura. La parete occidentale a strapiombo sull’alto muro del terrapieno non permetteva l’accesso, che fu dunque realizzato sulla parete nord dell’aula.

Sul pavimento una piastra quadrangolare, che porta incisa l’iscrizione “Hunc respice finnem -  Anno MDCLX”, copre la fossa in cui venivano sepolti i confratelli: è colma di ossa e un corpo è ancora straordinariamente intatto.

Sull’altare in una nicchia domina l’affresco (1717) del pittore bergamasco Giuseppe Prina (o Brina): raffigura la Vergine Dolente e S. Giovanni ai piedi di un crocefisso ligneo.

Incornicia tale nicchia un’ancona in legno dorato e dipinto, attribuita al veneto G. Battista Zotti.

Tutto il presbiterio presenta un importante ciclo di affreschi di G. Pietro Ligari, che nel suo libro dei conti annota, presumibilmente nel maggio del 1722, di aver ricevuto dal curato di Pendolasco, Gio. Andrea Cederna,una caparra per affrescare l’oratorio.

Il ciclo pittorico-narrativo inizia sulla parete di sinistra con una scena molto danneggiata “Gesù nell’orto degli ulivi”, confortato da un angelo che gli porge il calice. Segue la “Flagellazione”, integra e “bellissima” (Laura Meli Bassi, la storica esperta dei Ligari): il nudo di Cristo, modellato con raffinato impasto di colori chiari, rosati, madreperlacei contrasta con la figura dell’uomo nero accovacciato vicino.

Sulla parete destra ci sono: “L’incoronazione di spine” e la “Caduta di Cristo sotto la croce” (viene aiutato dal Cireneo a proseguire il cammino verso il Golgota).

Sulla volta a botte la decorazione finge prospetticamente l’esistenza di una cupola con la “Resurrezione”; ai lati ci sono due “ovali” a chiaroscuro “in cornice lumeggiata di oro zecchino”: raffigurano due miracolose azioni di Mosè che fa zampillare l’acqua dalla roccia e che prefigura col serpente la salvazione di Israele, attraverso Cristo appeso al legno della croce.

 

L'Ossario

Come è noto, un tempo i cimiteri erano collocati sul sagrato della chiesa parrocchiale. A differenza dei nobili e dei sacerdoti, che trovavano degna sepoltura all’interno delle chiese, spesso sotto il pavimento, la gente del popolo veniva sepolta avvolta con un semplice lenzuolo, il sudario, sia perché “non si potevano sprecare vestiti” in tempo di miseria, sia perché il processo di putrefazione dei corpi in tal modo veniva accelerato. Le ossa erano poi raccolte e collocate con devozione in un ossario.

L’ossario di Poggiridenti è accessibile solo attraverso una ripida scaletta che collega il complesso Chiesa di san Fedele- Oratorio con la strada sottostante.

Un tempo era direttamente collegato al sagrato della chiesa attraverso una mulattiera poi interrata e nascosta nell’alto terrapieno che fa da basamento all’intero complesso religioso. Nel primo vano dell’ossario sono ancora riconoscibili le cornici dei gradini dell’antico Senté di Mort, chiuso quando nel 1932 fu costruita la scala esterna per favorire l’accesso agli uffici comunali collocati nell’ex Ospizio dei Padri Predicatori quaresimali.