IPERSPORT

SCI

Home
ATLETICA
NUOTO
SCI
CICLISMO
PALLAVOLO
BASKET
CALCIO
MAPPA
PRESENTAZIONE



SCI  DI  FONDO ] SCI  ALPINO ] SCI  ALPINISMO ]

 

pagine a cura di Alberto Pagliari e Francesco Tommasini

 

GLI ALBORI DELLO SCI IN ITALIA  E NEL MONDO

L'uso degli sci é il più antico mezzo di locomozione inventato dall'uomo, prima ancora della ruota. Un'incisione rupestre all'isola di Rodoy in Norvegia databile nel 3000 a.C. raffigura uomini che hanno ai piedi degli sci. A confermare questa scoperta, in una torbiera di Hoting in Svezia, ne sono stati rinvenuti un paio in ottime condizioni di conservazione
databili nel 2500 a.C.
Ma l'invenzione  dello sci e insieme della slitta, affonda nella preistoria e sembra proprio che la colonizzazione dell'America sia avvenuta proprio con gli sci ai piedi.
Alcuni grandi esploratori e storici (Luther, Nansen) studiando le origini degli sci,  fanno risalire questa invenzione nella zona della Siberia e della Mongolia. Precisamente nella  zona degli Altai.  Fu qui che si formarono - prima della fine dell'ultima era glaciale - due correnti migratorie:  una verso la Manciuria e proseguendo attraverso lo stretto di Bering ghiacciato entrarono nell'Alaska poi in Canadà colonizzando il continente; mentre l'altra dirigendosi a ovest attraverso la Siberia sarebbe pervenuta nei paesi scandinavi sul Baltico.

(Non dimentichiamo che si possono percorrere con gli sci dai 300 ai 400 chilometri al giorno. Il record é del   finlandese Rantenen con 401,28 km. Quello femminile detenuto da Kainulaisen é invece di 330 chilometri. Poi non dimentichiamo l'impresa dello stesso Nansen che nel 1888 in 39 giorni raggiunse la Groenlandia, la attraversò interamente e raggiunse la baia di Baffin (America). 

La teoria di Luther e di Nansen è avvalorata  dal rinvenimento di questi attrezzi (sci e racchette)  nelle tribù athabasca del Canadà che hanno una straordinaria somiglianza a quelle in uso nelle popolazioni arcaiche in Islanda, in Finlandia, in Lapponia ed infine dopo aver fatto il giro del mondo rinvenute proprio  nel nord-est asiatico  in  Manciuria e nella punta estrema della Siberia.
Una saga norvegese narra che il paese venne occupato circa 8000 anni fa da un popolo di sciatori venuti dal nord-est. Mentre una cronaca della Cina Manciù,  nella regione di Mukden (nello Shen-Yang)  nel 1000 a.C. narra l'incontro di un gruppo di cacciatori  con delle assicelle di legno con la punta ricurva fissate ai piedi con dei lacciuoli, che scivolavano velocissimi sulla neve aiutandosi con due bastoncini.
Luther ha pure scoperto nell'arcaico alfabeto cinese un ideogramma che significa e indica un preciso attrezzo: la  "tavoletta per scivolare".

Veri specialisti degli sci (dato l'ambiente) furono però  i Lapponi; circa 2000 anni fa calzavano uno sci lungo e sottile, quasi come quello attuale nel piede destro, mentre nel sinistro ne calzavano un altro più corto con sotto una pelle di foca,  usato per appoggiarsi e darsi la spinta  (come il monopattino). 
Questo particolare mezzo di locomozione era ancora in uso in Lapponia fino all'inizio del nostro secolo.

Una cronaca Norvegese ancora del 1200 narra che in una famosa battaglia (quella di Isen) i soldati calzarono gli sci.

Ma é tre secoli dopo che in Svezia inizia la vera leggenda dello sci. Re Gustavo I di Vasa, convinto di aver perso la guerra contro i Danesi fuggì verso la Norvegia, mentre i suoi sudditi ritornati alla riscossa  avevano ripreso in mano la situazione nel paese. Due di loro per dargli la bella notizia e farlo tornare indietro, per raggiungerlo,  percorsero senza mai fermarsi 89 chilometri.
(In memoria della leggendaria "galoppata" nel 1923 é stata istituita la famosa Vasa-loppet).

Il primo manuale-trattato di sci che si conosca (come si fabbricano e come si usano;  insegnandolo perfino con delle illustrazioni) è quello di un vescovo svedese Olaus Magnus, che però pubblica il volume a Roma  rientrando in Vaticano  nel  1555. Rimase una bizzarria e nulla più.
Una mostra di sci lapponi si svolse in una Fiera Commerciale nel 1636 a Worms, ma anche qui molti dei visitatori presero quelle assicelle come una stramberia degli  uomini delle nevi, attrezzi di primitivi.

In Norvegia gli sci usati  abitualmente in tutto il medioevo,  possiamo benissimo immaginare che qualche sfida era avvenuta, ma la prima vera gara tipicamente sportiva avvenne nel 1843 a Tromso in Norvegia. Diciassette anni dopo nel 1860 il re di Norvegia organizzò una vera e propria competizione ufficiale  a Oslo,  mettendo in palio la coppa Holmenkollen. Leggendaria manifestazione anche questa che da allora ritorna ogni anno.
Da notare che a  Christiania (vicino ad Oslo) vantavano già dal 1833 uno Sci Club. Il primo del mondo.
Anche se si contende il primato  il più ufficiale Trysil Club,  fondato nel 1861.

Nel 1888  una grande impresa che entusiasmò il pubblico di tutta Europa. Un certo NANSEN (già citato all'inizio)  direttore del museo di Bergen; con i soli sci ai piedi compì  la traversata della Groenlandia, da Umivick a Godthahro; in 39 giorni.

Prima della diffusione in Europa centrale lo sci conobbe una sua fortuna dal 1854 in poi in  Canadà, nel Nevada e ai confini della California tra i cercatori d'oro; indubbiamente fra di loro c'era qualcuno proveniente dai paesi nordici europei che nella circostanza li usò e li   diffuse; ma lo sci rimase  circoscritto in quelle zone, anche se sappiamo che i postini della zona usavano gli sci per recapitare la posta in quelle immense e isolate contrade fino al 1900.

Nelle valli alpine italiane gli sci invece arrivarono con moltissimo  ritardo,  salvo una zona molto limitata della Carnia per una singolare circostanza: nella Guerra dei trentanni partecipò un gruppo di soldati scandinavi,  che alla pace di Westfalia del 1648 rimasero in Carnia  trapiantandovi così questo costume che non fece molta presa sui nativi, anche perchè grandi distese di terreno innevato come nei paesi nordici non ce ne sono; i valligiani indigeni alla prima discesa ruzzolavano, e sappiamo tutti,  quanto bisogna insistere senza scoraggiarsi per stare in piedi con gli sci. I montanari rinunciarono subito pensando che quelli erano "diavoli", già nati con gli sci ai piedi, quindi inutile insistere a volerli imitare.

L'Italia dovrà aspettare più di due secoli, e per merito di un altro "diavolo", "el diau".

L'ing. ADOLF KIND (Coira 1848 - Bernina 1907) Svizzero, di antica origine Walser, arrivò a Torino nel 1890. Vi aprì una fabbrica di lucignoli incurante della diffusione delle lampadine alimentate dalle centrali idroelettriche che Giovanni Giolitti disseminava in tutto il Piemonte.
Ma Kind ci interessa per la sua intraprendenza, non tanto industriale quanto sportiva. Di ritorno da uno dei suoi viaggi, un giorno del 1897, portò infatti con sé dalla Svizzera    (qui esistevano già  artigiani che già firmavano addirittura i propri sci) ) un paio di ski di frassino marca JAKOBER , il cui uso Kind illustrò nel salotto di casa agli sbigottiti amici, poi cominciò a portarli a Bardonecchia, ed esibendosi con grande abilità nei pendii  insegnò loro  i primi rudimenti.
Facciamo notare che aveva già 50 anni!
Conquistò gli amici. Dopo pochi anni  questa comitiva di festosi temerari  era già un gruppo affiatato. Un Club di "skiatori", poi "scivolatori", infine  "sciatori".
Il 1897 sembra essere, quindi, l'anno della nascita ufficiale dello sci  in Italia (fino allora chiamato ski). Conquistato questo  gruppetto di giovani ardimentosi e randagi della montagna, Kind e compagnia incominciano a recarsi abitualmente nella stagione invernale sui monti alla conquista del Cugno dell'Alpetto, sopra Giaveno, allora collegata a Torino con due ore di una sbuffante vaporiera chiamata "Menelik".
Si dice che i montanari che per primi videro quell'uomo scendere leggero, skivolando sulla neve, rosso in viso e con una fluente barba bianca, scapparono gridando spaventati: "el diau, el diau".
Un buon diavolo però, dalla cui passione per la montagna nasceva in breve il....