L'uso degli sci é il più antico mezzo di locomozione inventato
dall'uomo, prima ancora della ruota. Un'incisione rupestre all'isola di
Rodoy in Norvegia databile nel 3000 a.C. raffigura uomini che hanno ai
piedi degli sci. A confermare questa scoperta, in una torbiera di Hoting
in Svezia, ne sono stati rinvenuti un paio in ottime condizioni di
conservazione
databili nel 2500 a.C.
Ma l'invenzione dello sci e insieme della slitta, affonda nella
preistoria e sembra proprio che la colonizzazione dell'America sia
avvenuta proprio con gli sci ai piedi.
Alcuni grandi esploratori e storici (Luther, Nansen) studiando le
origini degli sci, fanno risalire questa invenzione nella zona
della Siberia e della Mongolia. Precisamente nella zona degli
Altai. Fu qui che si formarono - prima della fine dell'ultima
era glaciale - due correnti migratorie: una verso la Manciuria e
proseguendo attraverso lo stretto di Bering ghiacciato entrarono
nell'Alaska poi in Canadà colonizzando il continente; mentre l'altra
dirigendosi a ovest attraverso la Siberia sarebbe pervenuta nei paesi
scandinavi sul Baltico.
(Non dimentichiamo che si possono percorrere con gli sci dai 300 ai
400 chilometri al giorno. Il record é del finlandese
Rantenen con 401,28 km. Quello femminile detenuto da Kainulaisen é
invece di 330 chilometri. Poi non dimentichiamo l'impresa dello stesso
Nansen che nel 1888 in 39 giorni raggiunse la Groenlandia, la
attraversò interamente e raggiunse la baia di Baffin (America).

La teoria di Luther e di Nansen è avvalorata dal rinvenimento
di questi attrezzi (sci e racchette) nelle tribù athabasca del
Canadà che hanno una straordinaria somiglianza a quelle in uso nelle
popolazioni arcaiche in Islanda, in Finlandia, in Lapponia ed infine
dopo aver fatto il giro del mondo rinvenute proprio nel nord-est
asiatico in Manciuria e nella punta estrema della Siberia.
Una saga norvegese narra che il paese venne occupato circa 8000 anni fa
da un popolo di sciatori venuti dal nord-est. Mentre una cronaca della
Cina Manciù, nella regione di Mukden (nello Shen-Yang) nel
1000 a.C. narra l'incontro di un gruppo di cacciatori con delle
assicelle di legno con la punta ricurva fissate ai piedi con dei
lacciuoli, che scivolavano velocissimi sulla neve aiutandosi con due
bastoncini.
Luther ha pure scoperto nell'arcaico alfabeto cinese un ideogramma che
significa e indica un preciso attrezzo: la "tavoletta per
scivolare".
Veri specialisti degli sci (dato l'ambiente) furono però i
Lapponi; circa 2000 anni fa calzavano uno sci lungo e sottile, quasi
come quello attuale nel piede destro, mentre nel sinistro ne calzavano
un altro più corto con sotto una pelle di foca, usato per
appoggiarsi e darsi la spinta (come il monopattino).
Questo particolare mezzo di locomozione era ancora in uso in Lapponia
fino all'inizio del nostro secolo.
Una cronaca Norvegese ancora del 1200 narra che in una famosa
battaglia (quella di Isen) i soldati calzarono gli sci.
Ma é tre secoli dopo che in Svezia inizia la vera leggenda dello
sci. Re Gustavo I di Vasa, convinto di aver perso la
guerra contro i Danesi fuggì verso la Norvegia, mentre i suoi sudditi
ritornati alla riscossa avevano ripreso in mano la situazione nel
paese. Due di loro per dargli la bella notizia e farlo tornare indietro,
per raggiungerlo, percorsero senza mai fermarsi 89 chilometri.
(In memoria della leggendaria "galoppata" nel 1923 é stata
istituita la famosa Vasa-loppet).
Il primo manuale-trattato di sci che si conosca (come si fabbricano e
come si usano; insegnandolo perfino con delle illustrazioni) è
quello di un vescovo svedese Olaus Magnus, che però pubblica il volume
a Roma rientrando in Vaticano nel 1555. Rimase una
bizzarria e nulla più.
Una mostra di sci lapponi si svolse in una Fiera Commerciale nel 1636 a
Worms, ma anche qui molti dei visitatori presero quelle assicelle come
una stramberia degli uomini delle nevi, attrezzi di primitivi.
In Norvegia gli sci usati abitualmente in tutto il
medioevo, possiamo benissimo immaginare che qualche sfida era
avvenuta, ma la prima vera gara tipicamente sportiva avvenne nel 1843 a
Tromso in Norvegia. Diciassette anni dopo nel 1860 il re di Norvegia
organizzò una vera e propria competizione ufficiale a Oslo,
mettendo in palio la coppa Holmenkollen. Leggendaria manifestazione
anche questa che da allora ritorna ogni anno.
Da notare che a Christiania (vicino ad Oslo) vantavano già dal
1833 uno Sci Club. Il primo del mondo.
Anche se si contende il primato il più ufficiale Trysil
Club, fondato nel 1861.
Nel 1888 una grande impresa che entusiasmò il pubblico di
tutta Europa. Un certo NANSEN (già citato all'inizio) direttore
del museo di Bergen; con i soli sci ai piedi compì la traversata
della Groenlandia, da Umivick a Godthahro; in 39 giorni.
Prima della diffusione in Europa centrale lo sci conobbe una sua
fortuna dal 1854 in poi in Canadà, nel Nevada e ai confini della
California tra i cercatori d'oro; indubbiamente fra di loro c'era
qualcuno proveniente dai paesi nordici europei che nella circostanza li
usò e li diffuse; ma lo sci rimase circoscritto in
quelle zone, anche se sappiamo che i postini della zona usavano gli sci
per recapitare la posta in quelle immense e isolate contrade fino al
1900.
Nelle valli alpine italiane gli sci invece arrivarono con
moltissimo ritardo, salvo una zona molto limitata della
Carnia per una singolare circostanza: nella Guerra dei trentanni
partecipò un gruppo di soldati scandinavi, che alla pace di
Westfalia del 1648 rimasero in Carnia trapiantandovi così questo
costume che non fece molta presa sui nativi, anche perchè grandi
distese di terreno innevato come nei paesi nordici non ce ne sono; i
valligiani indigeni alla prima discesa ruzzolavano, e sappiamo
tutti, quanto bisogna insistere senza scoraggiarsi per stare in
piedi con gli sci. I montanari rinunciarono subito pensando che quelli
erano "diavoli", già nati con gli sci ai piedi, quindi
inutile insistere a volerli imitare.
L'Italia dovrà aspettare più di due secoli, e per merito di un
altro "diavolo", "el diau".
L'ing. ADOLF KIND (Coira 1848 - Bernina 1907) Svizzero, di antica
origine Walser, arrivò a Torino nel 1890. Vi aprì una fabbrica di
lucignoli incurante della diffusione delle lampadine alimentate dalle
centrali idroelettriche che Giovanni Giolitti disseminava in tutto il
Piemonte.
Ma Kind ci interessa per la sua intraprendenza, non tanto industriale
quanto sportiva. Di ritorno da uno dei suoi viaggi, un giorno del 1897,
portò infatti con sé dalla Svizzera (qui esistevano
già artigiani che già firmavano addirittura i propri sci) ) un
paio di ski di frassino marca JAKOBER , il cui uso Kind illustrò nel
salotto di casa agli sbigottiti amici, poi cominciò a portarli a
Bardonecchia, ed esibendosi con grande abilità nei pendii
insegnò loro i primi rudimenti.
Facciamo notare che aveva già 50 anni!
Conquistò gli amici. Dopo pochi anni questa comitiva di festosi
temerari era già un gruppo affiatato. Un Club di "skiatori",
poi "scivolatori", infine "sciatori".
Il 1897 sembra essere, quindi, l'anno della nascita ufficiale dello
sci in Italia (fino allora chiamato ski). Conquistato questo
gruppetto di giovani ardimentosi e randagi della montagna, Kind e
compagnia incominciano a recarsi abitualmente nella stagione invernale
sui monti alla conquista del Cugno dell'Alpetto, sopra Giaveno, allora
collegata a Torino con due ore di una sbuffante vaporiera chiamata
"Menelik".
Si dice che i montanari che per primi videro quell'uomo scendere
leggero, skivolando sulla neve, rosso in viso e con una fluente barba
bianca, scapparono gridando spaventati: "el diau, el diau".
Un buon diavolo però, dalla cui passione per la montagna nasceva in
breve il....
